Sull’Encefalite Letargica o ‘Malattia del Sonno’

Sull’Encefalite Letargica o ‘Malattia del Sonno’

Durante l’inverno del 1916-17, comparve all’improvviso, a Vienna ed in altre città, una malattia “nuova” che nei successivi tre anni dilagò rapidamente in tutto il mondo. Le sue manifestazioni erano così svariate che non si trovavano due pazienti che presentassero esattamente lo stesso quadro clinico, erano così strane da indurre i sanitari a formulare diagnosi disparate: “delirio epidemico”, “sclerosi multipla epidemica”, “rabbia atipica”, “poliomelite atipica”, ecc.
Sembrò, da principio, di assistere allo scatenamento improvviso di mille nuove malattie, e fu soltanto grazie al profondo acume clinico di Constantin von Economo, unitamente agli studi anatomo-patologici da lui condotti su cervelli di pazienti deceduti, oltre a presentare un identico e particolare tipo di danno, contenevano un virus capace di trasmettere la malattia alle scimmie, fu solo grazie a tutto ciò che fu stabilita l’identità di questa proteiforme malattia. L’encefalite letargica, come la chiamava von Economo, era un’idra a mille teste. …
Analoghe epidemie serie si erano verificate a Londra tra il 1672-1673 e il 1673-1675, e furono descritte da Sydenham come “febris comatosa”; uno dei sintomi preminenti (come nell’epidemia encefalitica di Vienna del 1919) era il singhiozzo. …
In Italia, sulla scia della grande epidemia di influenza del 1889-1890, comparve la famigerata “nona”, una forma sonnolenta e estremamente grave che lasciò sequele parkinsoniane e di altro genere in pressoché tutti i sopravvissuti.
Ma non vi era mai stata una pandemia globale paragonabile a quella che ebbe inizio nel 1916-17. durante i dieci anni in cui imperversò, essa tolse o devastò la vita a quasi cinque milioni di persone, e poi scomparve, altrettanto misteriosamente e improvvisamente come era arrivata, nel 1927. Un terzo delle persone colpite morì negli stadi acuti della malattia, … I pazienti che subirono ma superarono un attacco estremamente grave di sonnolenza o insonnia di questo genere, in molti casi non recuperarono la normale attività. Erano coscienti e consapevoli, e tuttavia non erano completamente svegli; passavano le giornate seduti, immobili e silenziosi, totalmente privi di energia, di slancio, iniziativa, motivazioni, appetiti, affetti o desideri; percepivano ciò che accadeva attorno a loro senza un’attenzione attiva, ma anzi con profonda indifferenza. Non ispiravano né provavano vitalità alcuna; erano privi di sostanza come fantasmi e passivi come zombie: von Economo li paragonava a vulcani spenti. Questi malati, in linguaggio neurologico, presentavano disturbi “negativi” del comportamento, cioè inerzia assoluta. Erano ontologicamente morti, o “sospesi” o “addormentati”, in attesa del risveglio che giunse (per la piccola frazione di sopravvissuti) cinquant’anni dopo. …
Pazienti simili non possono dire o sentire “Io voglio”: poiché il senso dell’ “Io” dipende dalla volontà o dall’azione (“volo ergo sum”), essi hanno perso il loro “Io”. Ed è per così dire, nel vuoto dell’assenza di azione, di volontà e di “Io”, nell’assenza di vera attività o autonomia, che proliferano e pullulano tutti di disordini “positivi”. Essi producono la sensazione di impulsione e compulsione, ma si tratta di una forma diversa di passività, una degradazione a una pulsionalità non libera. Il semplice “slancio”, il semplice dinamismo è soltanto un “Esso”, ciò che occorre è il risveglio, la rianimazione dell’ “Io” …
I pazienti post-encefalitici, quando sono in grado di parlare – cosa che nei casi più gravi non fu possibile se non mezzo secolo dopo, quando fu loro somministrata la L-dopa – possono quindi darci descrizioni eccezionalmente particolareggiate e accurate di quegli stati catatonici di “trance”, di “fascinazione”, di “blocco”, di “negativismo”, ecc., che i pazienti  schizofrenici di solito non possono o non vogliono descrivere, o di cui parlano solo in termini distorti, magici, “schizofrenici”…
Comuni, subito dopo l’encefalite letargica, furono anche le forme chiaramente differenziate di compulsione affettiva, specialmente erotomane, eretismi ed eccitamento libidico da una parte, e dall’altra scoppi di ira, furori e accessi distruttivi. Queste forme di comportamento erano le più chiare e manifeste, non mascherate in alcun modo, nei bambini, che talvolta presentavano bruschi comportamenti di carattere: diventavano improvvisamente impulsivi, provocatori, distruttivi, insolenti, salaci e sconci nell’eloquio, giungendo a volte ad eccessi del tutto incontrollabili; siffatti bambini venivano sovente etichettati come “psicopatici giovanili” o come affetti da “amenza morale”. …
Circa la metà dei sopravvissuti andarono soggetti a eccezionali crisi durante le quali poteva accadere loro, per esempio, di sperimentare l’instaurarsi simultaneo e praticamente istantaneo di fenomeni di parkinsonismo, catatonia, tic, ossessioni, “blocco”, accresciuta suggestionabilità o accresciuto negativismo, e trenta o quaranta altri disturbi; tali crisi duravano pochi minuti oppure ore, e si risolvevano con la stessa rapidità con cui si manifestavano. …
Fra tutte le devastazioni di questa malattia altrimenti totalizzante, una sola cosa fu (quasi sempre) risparmiata: il complesso delle “facoltà superiori”, l’intelligenza, l’immaginazione, la capacità di giudizio, e il senso dell’umorismo. … alcuni si trovarono precipitati in situazioni al limite del vivibile; per stranezza e drammaticità, guardavano la loro situazione con spietata perspicacia, e mantenevano la capacità di ricordare, confrontare, analizzare e testimoniare. Il loro destino, per così dire, era diventare gli unici testimoni di una catastrofe unica. …
I primi giorni dell’epidemia era no stati, patologicamente parlano, un periodo di esuberanza, di “ebollizione”, pieno di movimenti involontari e tic, di impulsi e impeti, manie e crisi, ardori e appetiti.
Sulla fine degli anni venti, la fase acuta terminò e la sindrome encefalitica cominciò a “raffreddarsi”, o a congelarsi. Gli stati di immobilità e di arresto, che si erano presentati con scarsissima frequenza al principio degli anni venti, a partire dal 1930 incominciarono a sommergere come una torpida marea molti degli scampati, avvolgendoli in equivalenti metaforici del sonno e la morte. Parkinsonismo, catatonia, malinconia, stato di trance, passività, immobilità, frigidità, apatia: questo era il carattere del pluridecennale “sonno” che dal 1930 in poi si racchiuse sul loro capo


Tratto da:
  • Risvegli“, 1973 (con edizioni successive negli anni ’80), del neurologo Oliver Wolf Sacks (Londra, 9 luglio 1933 – New York, 30 agosto 2015)

Constantin von Economo (Brăila, 21 agosto 1876 – Vienna, 21 ottobre 1931) è stato un neuroscienziato austriaco, uno dei più influenti del XX secolo.

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