Quando la malaria ‘curava’ la neurosifilide

QUANDO LA MALARIA “CURAVA” LA NEUROSIFILIDE

Wagner-Jauregg, al centro della foto con una giacca nera, assiste all’inoculazione di sangue malarico in un paziente affetto da neurosifilide.

Nel 1927 il Premio Nobel per la Medicina venne concesso al medico austriaco Julius Wagner-Jauregg (1857-1940) per la sua scoperta del “valore terapeutico dell’inoculazione della malaria nel trattamento della demenza paralitica“.
In era pre-antibiotica l’idea che una malattia potesse scacciare con il suo potere malefico un’altra ancora più dannosa aveva un certo fascino su tutto il mondo clinico.
Nel discorso di presentazione del premio, il decano della Royal Caroline Institute, Professor W. Wernstedt, elogiò la “genialità” di Wagner-Juaregg: egli infatti, utilizzava la forma di malaria meno grave (quella terzana) per curare la demenza paralitica e dopo il chinino per curare la malaria inoculata. Nel 1917 egli inoculò, per la prima volta, nove pazienti affetti da demenza paralitica con la malaria terzana.


i risultati dei primi studi

Il risultato fu gratificante oltre ogni aspettativa: sei di questi nove casi mostrarono una remissione estesa, e in tre di questi casi la remissione si dimostrò duratura, così che fui in grado di presentare questi casi di pazienti guariti, che avevano ripreso senza interruzione le loro precedenti occupazioni, al congresso annuale della Società Psichiatrica Tedesca del 1917.

Wagner-Juaregg combinò la malario-terapia all’utilizzo dell’antibiotico scoperto dal grande immunologo tedesco Paul Erlich (1854-1915), il salvarsan (o arsfenamina o 606):

I casi che erano stati successivamente trattati con neoarsfenamina avevano il 48,5% di remissioni complete, quelli senza trattamento successivo solo il 25%. D’altra parte, il numero di decessi in questo secondo gruppo era più elevato – 18,7% contro il 12% – e allo stesso modo il numero di casi di rapido deterioramento era del 22% nel secondo gruppo contro il 6,7% del primo.


Efficacia della tecnica

Applicazione della piretoterapia negli USA nel 1937, al “New Orleans Marine Hospital“.

Wagner-Juaregg sottolineava come il successo di questa pratica clinica fosse ormai planetario. Le percentuali di guarigione? dal 30 al 50%. Egli contrappose queste percentuali ad uno studio del 1914 (di Runge-Kiel) che stabiliva come tra 555 paralitici raccolti tra il 1901 e il 1912 vi erano remissioni nel 3,9% dei casi non trattati, nel 9,3% di quelli trattati con iodio e nell’11,4% di quelli trattati con mercurio.
Il supposto meccanismo implicato era quello della cosiddetta “piroterapia“: Il calore prodotto dalle febbri malariche avrebbe dovuto uccidere il batterio (della sifilide). I rischi su fisici indeboliti dalla sifilide, provocati dalle alte temperature della febbre malarica (superanti i 40-41°), potevano essere controllati attraverso la somministrazione di piccole dosi di chinina.


Un’azione specifica sulla neurosifilide

Nel suo discorso di ringraziamento al ricevimento del Premio Nobel, Wagner-Juaregg si chiedeva anche quanti attacchi febbrili fossero efficaci per il trattamento della demenza paralitica. La risposta, in base agli esperimenti propri e di suoi colleghi inglesi, era che:

“l’effetto terapeutico ottimale è di circa otto attacchi”.

 

Alla domanda quali forme di sifilide fossero sensibili alla malario-terapia, Wagner-Juaregg rispondeva:

Come si spiega l’azione della malaria indotta sul processo paralitico?

È certo che non è solo l’alta temperatura ad essere efficace. Le spirochete, è vero, scompaiono dal cervello durante la febbre. Quando, tuttavia, la febbre è passata, vengono immediatamente ritrovate nel cervello, almeno nei casi in cui il decorso non ha successo, come ha dimostrato Forster. Dove sono nel frattempo? La malaria agisce contro la sifilide in generale o prevalentemente contro la paralisi progressiva? Sappiamo che anche i processi sifilitici del periodo secondario sono influenzati dalla malaria, eppure questa azione sembra essere meno permanente dell’azione sulla paralisi progressiva. La sifilide vascolare sembra essere influenzata in modo meno favorevole rispetto alla paralisi progressiva.

Sembra quindi che la malaria oltre ad un’azione non specifica contro l’infezione sifilitica, eserciti anche una specifica azione elettiva sul processo cerebrale di paralisi progressiva, inclusa l’infezione avanzata del liquido cerebro-spinale.

È anche molto probabile che la malaria crei condizioni favorevoli per tutti i processi di riparazione a causa del suo decorso ciclico e perché alla fine si verifica una rapida transizione da un grave stato di malattia ad una piena guarigione. La superiorità della malaria indotta rispetto ai diversi tipi di terapia di stimolazione, ad es. dall’iniezione di vaccini e proteine, è stato mostrato da Schilling e dai suoi colleghi sul quadro citologico del sangue, e da Donath ed Heilig sul quadro chimico del sangue.

È certo che la terapia della malaria indotta porrà ancora molti utili problemi per la ricerca.


vedi:

 

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