Quando la malaria ‘curava’ la neurosifilide

QUANDO LA MALARIA “CURAVA” LA NEUROSIFILIDE

Wagner-Jauregg, al centro della foto con una giacca nera, assiste all’inoculazione di sangue malarico in un paziente affetto da neurosifilide.

Nel 1927 il Premio Nobel per la Medicina venne concesso al medico austriaco Julius Wagner-Jauregg (1857-1940) per la sua scoperta del “valore terapeutico dell’inoculazione della malaria nel trattamento della demenza paralitica“.
In era pre-antibiotica l’idea che una malattia potesse scacciare con il suo potere malefico un’altra ancora più dannosa aveva un certo fascino su tutto il mondo clinico.
Nel discorso di presentazione del premio, il decano della Royal Caroline Institute, Professor W. Wernstedt, elogiò la “genialità” di Wagner-Juaregg: egli infatti, utilizzava la forma di malaria meno grave (quella terzana) per curare la demenza paralitica e dopo il chinino per curare la malaria inoculata. Wernstedt sottolineava come il successo di questa pratica clinica fosse ormai planetario. Le percentuali di guarigione? dal 30 al 50%.
Il supposto meccanismo implicato era quello della cosidetta “piroterapia“:Il calore prodotto dalle febbri malariche avrebbe dovuto uccidere il batterio (della sifilide).


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