Primissimi e sballatissimi tentativi di rianimazione cardio-polmonare

PRIMISSIMI E SBALLATISSIMI TENTATIVI DI RIANIMAZIONE CARDIO-POLMONARE

Kit di rianimazione in pazienti annegati costituito da clistere e mantice per insufflazione di fumo di tabacco nel retto (metà settecento – inizio ottocento)

Questo strumento era un clistere di fumo di tabacco (‘Tobacco Smoke Enema‘). Il clistere di fumo di tabacco ebbe un certo successo tra la metà del settecento e l’inizio dell’ottocento, e rappresentò uno dei primi tentativi di rianimazione cardiopolmonare nei soggetti vittime di annegamento.
Uno dei primi a raccomandare clisteri di fumo di tabacco per rianimare le vittime di annegamento fu Richard Mead nel 1745. Il suo nome è associato a uno dei primi casi documentati di rianimazione da parte del clistere di fumo di tabacco. Nel 1746, ad una donna che sembrava essere annegata, su consiglio di un marinaio di passaggio, fu inserita nel retto lo stelo della pipa del marinaio. Il fornello della pipa fu coperto con un pezzo di carta perforata ed il fumo soffiato forte nel suo retto attraverso il cannello: la donna si riprese.


un effimero successo

Tentativo di rianimazione in paziente annegata attraverso insufflazione di tabacco e massaggio dorsale.

Negli anni ottanta del settecento, la “Royal Humane Society” installò dei kit di rianimazione, compresi clisteri di fumo, in vari punti lungo il Tamigi e all’inizio del XIX secolo, i clisteri di fumo di tabacco erano diventati una pratica consolidata nella medicina occidentale.
Il kit prevedeva un tubo rettale inserito nell’ano collegato a un fumigatore ed un mantice che spingeva il fumo verso il retto. Si pensava che il calore del fumo favorisse la respirazione, ma i dubbi sulla credibilità dei clisteri di tabacco portarono alla fine soltanto alla popolare frase “far esplodere il culo” ( “blow smoke up one’s ass”).


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