Marie Curie e le ‘Piccole Curie’

Come Marie Curie portò le macchine radiologiche nei campi di battaglia

 

Durante la prima guerra mondiale, la scienziata inventò l’unità mobile radiologica, chiamata una ‘Piccola Curie’, e addestrò 150 donne a lavorarci

By Timothy J. Jorgensen

 

Marie Curie in una sua unità mobile radiologica (ottobre 1917)

Chiedete alla gente il nome del più famosa scienziata della storia e la loro risposta sarà probabilmente: Madame Marie Curie. Andando oltre e chiedendo cosa ella fece, la loro risposta sarà probabilmente ‘qualcosa collegato alla radioattività’. Lei infatti scoperse i radioisotopi radio e polonio. Alcuni sanno anche che lei fu la prima donna a vincere il Premio Nobel (esattamente ne vinse due).

Ma pochi sanno che lei fu un’eroina della Prima Guerra Mondiale. Infatti, un visitatore che si fosse recato nel suo laboratorio di Parigi nel 1917 non vi avrebbe trovato né lei né il suo radio. Il suo radio era nascosto e lei era in guerra.


la radiologia arruolata nello sforzo bellico

radiografia del torace (1917 circa). Si evidenzia corpo estraneo (proiettile) in sede paracardiaca destra

Per Madame Curie, la guerra iniziò nel 1914, quando le truppe germaniche volsero il loro sforzo bellico verso Parigi. Lei sapeva che le sue ricerche scientifiche dovevano essere sospese. Così raccolse il suo intero stock di radium, lo mise in un container di piombo e lo trasportò in treno a Bordeaux, e lo lasciò in un deposito di sicurezza presso una banca locale. Ritornò a Parigi, fiduciosa di riprendersi il suo radio dopo che la Francia avrebbe vinto la guerra. Con la materia del lavoro della sua vita nascosta così lontano, aveva bisogno di fare qualche altra cosa. Piuttosto che rimanere con le braccia conserte, Madame Curie decise di unirsi alla battaglia. Ma cosa avrebbe potuto fare una donna di mezz’età? Lei decise di ridirigere le sue competenze scientifiche verso lo sforzo bellico; non facendo armi, ma salvando vite.

I raggi X, un tipo di radiazione elettromagnetica, erano stati scoperti nel 1895 da Wilhelm Roentgen, e subito dopo la loro scoperta, i medici iniziarono ad usare le immagini radiologiche dei pazienti per trovare corpi estranei come i proiettili.


le “auto radiologiche”

una delle unità mobili radiologiche di Marie Curie usata dalle Armate Francesi durante la Prima Guerra Mondiale (Bibliothèque nationale de France, département Estampes et photographie)

Ma all’inizio della guerra, le macchine radiologiche si trovavano solo negli ospedali cittadini, lontanissimi dai campi di battaglia dove i soldati feriti venivano trattati. La soluzione di Curie fu di inventare la prima ‘auto radiologica’ – un veicolo contenente la macchina radiologica e equipaggiamento per la camera oscura fotografica – che poteva essere guidata fino ai campi di battaglia dove i chirurghi di guerra potevano usare i raggi X per i loro interventi.

Uno dei principali ostacoli era la necessità di disporre di potere elettrico per produrre i raggi X. Curie risolse questo problema incorporando una dinamo – un tipo di generatore elettrico – nel design dell’auto. L’automobile con motore a petrolio poteva infatti fornire l’elettricità richiesta.

Frustrata dai ritardi nel ricevere fondi dai militari, Curie si rivolse alla ‘Unione delle Donne di Francia’. Questa organizzazione filantropica le finanziò la produzione della prima auto, che arrivò a svolgere un importante ruolo nel trattamento dei feriti della Battaglia della Marna, un’importante vittoria per gli Alleati che impedì ai Tedeschi di entrare a Parigi.


l’addestramento delle “operatrici radiologiche”

medici di un ospedale da campo francese localizzano un proiettile grazie ad un unità macchina radiologica mobile durante la Prima Guerra Mondiale

Ma c’era una maggiore necessità di auto radiologiche. Così Curie sfruttò le sue influenze scientifiche per chiedere a ricche donne parigine di donare veicoli. Ne ottenne presto 20, equipaggiandole degli strumenti radiologici. Ma le auto erano inutilizzabili senza operatori radiologici preparati, così Curie iniziò ad addestrare delle volontarie. Lei reclutò venti donne per il primo corso di addestramento, che addestrò insieme a sua figlia Irene Curie, anche lei futuro premio Nobel.

Il curriculum includeva istruzioni di teoria riguardo alla fisica dell’elettricità e dei raggi X insieme a lezioni pratiche di anatomia ed elaborazione fotografica. Quando questo gruppo finì il corso, partì per il fronte, e Curie addestrò altre donne. Alla fine, un totale di 150 donne ricevette il training radiologico da Curie.

Non contenta di aver mandato le sue allieve al fronte, la stessa Curie possedeva la sua ‘Piccola Curie’ – così come le macchine radiologiche venivano soprannominate – che ella conduceva al fronte. Così dovette imparare a guidare, cambiare le ruote bucate e persino imparare qualche nozione di meccanica, come pulire i carburatori. E lei ebbe a che fare anche con gli incidenti stradali. Quando uscì fuori strada in un fossato cappottando il veicolo con il suo autista, Curie, insieme a lui, raddrizzò l’auto, aggiustò gli strumenti danneggiati e tornò al lavoro.

In aggiunta alle ‘Piccole Curie’ mobili che viaggiavano lungo i fronti di guerra, Curie ispezionò anche la costruzione di 200 sale radiologiche nei vari ospedali da campo oltre le linee di combattimento.


conseguenze mediche per le operatrici radiologiche

Marie Curie e sua figlia Irene in un laboratorio dopo la prima guerra mondiale

Vi furono delle conseguenze mediche per le donne che prestarono questo servizio oltre a qualche ferita in conseguenza dei combattimenti. Molte soffrirono di ustioni da sovraesposizione ai raggi X. Curie sapeva che l’alta esposizione metteva a rischio la futura saluti degli operatori, come il rischio del cancro. Ma non c’era stato il tempo di perfezionare la sicurezza della pratica radiologica nei campi di battaglia, e così molti lavoratori alla macchine furono sovraesposti. Lei temette molto la conseguenza di ciò, ed in seguito scrisse un libro riguardo la sicurezza radiologica sulla base delle sue esperienze in guerra.

Curie sopravvisse alla guerra, ma rimase preoccupata dalla sua intensa attività radiologica. Negli anni successivi, contrasse l’anemia aplastica, una malattia del sangue che può essere prodotta da esposizione ad alta quantità di esposizioni radiologiche.

Molti ipotizzarono che la sua malattia fosse il risultato del suo decennale lavoro sul radio. Ma Curie rifiutò questa idea. Piuttosto, ella attribuì la sua malattia all’alta esposizione radiologica che aveva avuto durante la guerra. (Noi non sapremmo mai se l’esposizione radiologica durante al guerra contribuì alla sua morte nel 1934, ma un’analisi dei suoi resti nel 1995 mostrarono che il suo corpo era libero da radio.

Si stima che il numero totale di soldati feriti che ricevettero gli esami radiologici durante la guerra superò il milione.


tradotto da dr  Concetto De Luca


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