Le incredibili conseguenze del bombardamento di Bari

LE INCREDIBILE CONSEGUENZE DEL BOMBARDAMENTO DI BARI

Il bombardamento di Bari avvenne il 2 dicembre 1943, nel corso della seconda guerra mondiale, quando 105 bombardieri Junkers Ju 88 appartenenti alla Luftflotte 2 tedesca effettuarono, con grande sorpresa, il bombardamento di navi da trasporto e per trasporto truppe che operavano a sostegno della campagna italiana degli Alleati nel porto di Bari.
Durante l’attacco, dalla nave statunitense SS John Harvey, carica di bombe all’iprite (gas mostarda), fuoriuscì una grande quantità di sostanze tossiche che contaminò le acque del porto, provocando circa mille vittime.
Il contenuto della John Harvey era classificato come top-secret e solo pochi ufficiali della nave, e tra questi il comandante, ne erano a conoscenza; ufficialmente questa doveva trasportare munizioni standard.


una nube tossica

immagine di un ferito del bombardamento di Bari (tratto dal report del dr Stewart F. Alexander)

Fortunatamente quando la nave scoppiò, il vento da terra allontanò verso il largo la nube tossica generata dalle esplosioni. Ciò comunque non impedì all’iprite di disperdersi come miscela oleosa nelle acque del porto, contaminando gli indumenti. Essa non risparmiò i marinai e i portuali scampati alle bombe e che avevano trovato rifugio nelle acque del porto e che la inalarono inavvertitamente, così come i soccorritori che si erano adoperati per trarre in salvo i superstiti.
Le prime conseguenze visibili furono bruciori presso gli occhi, le narici e la gola, ma successivamente anche la presenza di vesciche sulla pelle; la pelle iniziò a staccarsi dalle ascelle, dall’inguine e dai genitali .
Solo molti anni dopo la fine del conflitto, il governo inglese e quello statunitense statunitense hanno ammesso la presenza di armi chimiche nella stiva della John Harvey.


UN EPISODIO RIMASTO SCONOSCIUTO PER DECENNI

I documenti al riguardo dell’attacco da parte degli Stati Uniti sono stati declassificati solamente nel 1959, ma l’episodio rimase all’oscuro fino al 1967, solo quando l’autore Glenn B. Infield pubblicò il libro “Disaster at Bari“.
Per alcuni decenni seguenti all’attacco furono numerosi i casi di contaminazione di pescatori baresi a causa degli ordigni d’iprite inesplosi che, ormai corrosi, rilasciavano il loro contenuto. Negli ultimi anni tali episodi si sono diradati.

Il dott. Stewart F. Alexander (1914-1991), uno dei medici che a metà dicembre 1943 furono inviati a Bari nel contesto dell’inchiesta segreta voluta da Eisenhower, conservò molti campioni di tessuto dalle vittime sottoposte ad autopsia e dopo la seconda guerra mondiale questi campioni aiutarono lo sviluppo di una prima forma di chemioterapia a base di iprite, la mecloretamina. Egli scrisse a riguardo una relazione intitolata “Final Report of Bari Mustard Casualties”.


nascita della chemioterapia

Un estratto del report del dr Stewart F. Alexander sulle conseguenze del bombardamento di Bari.

A conseguenza di questo incidente, fu creato dagli Alleati un programma di ricerca segreto sugli effetti dei gas mostarda sull’uomo. A studiare l’effetto dell’azotoiprite furono chiamati due scienziati dell’Università di Yale, Louis Sanford Goodman (1906-2000) ed Alfred Zack Gilman (1908-1984). Studiando gli effetti mielotossici selettivi che si erano riscontrati su sopravvissuti agli effetti vescicanti dell’iprite a Bari, — effetti per altro già individuati nel 1919 da Edward Bell Krumbhaar (1882-1966) ed Helen Trotter Krumbhaar, (1886-1968, nata Dixon) una coppia di patologi americani, su pochi reduci intossicati dal gas dopo il suo massiccio impiego bellico nella prima guerra mondiale e che, pubblicati su una rivista medica secondaria, passarono inosservati agli oncologi del tempo — diedero il via ad una sperimentazione controllata dapprima su modelli animali e poi su alcuni malati di neoplasie di origine linfatica. Goodman e Gilman riscontrarono remissioni significative, anche se di breve durata, ma i risultati non poterono essere pubblicati se non dopo la fine della guerra, per il vincolo di segretezza che copriva il programma militare. Questo fu comunque il primo tentativo di terapia antitumorale attraverso un approccio farmacologico a poter vantare un certo grado di successo, e viene per questo considerato l’atto di nascita della moderna chemioterapia.


vedi:

 

Un pensiero su “Le incredibili conseguenze del bombardamento di Bari


  1. Francesco Morra, Top Secret Bari 2 dicembre 1943 – La vera storia della Pearl Harbor del Mediterraneo, Roma, Castelvecchi Editore, 2014, ISBN 978-88-6826-447-5 .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.