Qualcosa sul sangue blu del Limulo

Qualcosa sul sangue blu del Limulo

Estrazione del sangue blu del limulo.

Il sistema immunitario del limulo, per quanto semplice e primitivo, è in grado di riconoscere efficacemente i lipopolisaccaridi presenti sulla parete dei batteri Gram negativi ed eliminare questi ultimi racchiudendoli in un coagulo.

Fu sviluppato quindi un reagente detto LAL (Limulus amebocyte lysate), o più semplicemente limulus test, in grado di segnalare anche minime quantità di tossina eventualmente presenti nelle materie prime industriali e nell’acqua, così come in farmacologia e per l’individuazione di alcune malattie batteriche. Gli amebociti sono i globuli bianchi del Limulus (uniche cellule in circolo nell’animale). Il LAL ha anche capacità di individuare le cellule tumorali e per questo viene spesso utilizzato nelle ricerche in ambito oncologico (anche per Leucemie).

il limulo e l’HIV


descrizione del limulo (https://www.ilgiornaledeimarinai.it/il-limulo-lartopode-dal-sangue-blu-e-in-pericolo/)

Infine, diversi peptidi isolati da emociti di limulo si sono dimostrati, in test in vitro, in grado di inibire la proliferazione del virus dell’HIV.
Il suo sfruttamento per scopi medico-sanitari si deve al Dr. Bang, che nel 1885 scoprì come il suo sangue si coagulasse in presenza di endotossine batteriche.

Il problema è che l’impiego su larga scala del test LAL in vitro richiede una notevole produzione del composto chimico presente nel sangue del limulo. Sostanza che, non essendo ancora prodotta sinteticamente, determina ancora oggi il prelievo di massa dal sangue degli individui vivi.
Il sangue, materia prima del test, viene estratto dai limuli, senza provocarne la morte. In pratica si catturano esemplari selvatici e si portano nei laboratori. Qui il tessuto intorno al loro cuore è trafitto dagli aghi, a cui è affidato il compito di drenare il 30% del sangue, che può essere venduto fino a 15.000 dollari al litro. Quando il processo è completo, i granchi a ferro di cavallo vengono restituiti al mare, lontano da dove sono stati raccolti al fine di evitare che vengano prelevati una seconda volta.
Una volta liberi, gli individui recuperano il volume di sangue in circa una settimana, ma ci vogliono due o tre mesi prima che il corpo torni alla normalità. Alcuni studi dimostrano che dal 10 al 30 per cento dei soggetti dissanguati muore.


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