Le antitossine equine contro il flagello dell’infanzia

LE ANTITOSSINE EQUINE CONTRO IL FLAGELLO DELL’INFANZIA

prelievo di sangue dai cavalli nel 1895 in Germania. (https://collections.nlm.nih.gov/catalog/nlm:nlmuid-101460904-img)

La difterite era conosciuta come il “flagello dell’infanzia“. La malattia batterica era particolarmente pericolosa per i bambini piccoli e spesso si diffondeva rapidamente attraverso le scuole. L’infezione funziona in modo terrificante, avvelenando contemporaneamente la vittima e soffocandola lentamente, mentre i batteri crescono in una spessa pellicola nella gola.
Per un lungo tempo, vi furono pochi medici che potevano fare qualcosa contro la difterite. Le tracheotomie e l’intubazione erano una strategia emersa per contrastare il soffocamento.


alla ricerca di armi contro la difterite

Emil Adolf von Behring (Hansdorf, 15 marzo 1854 – Marburgo, 31 marzo 1917)

Tuttavia, i risultati di questo trattamento non furono eccezionali come si potrebbe credere. Gli interventi erano spesso traumatizzanti per il paziente e per i genitori, e nonostante il successo di queste tecniche rispetto a nessun trattamento, esse non condussero ad un grande cambiamento nei tassi di sopravvivenza.
Negli anni novanta dell’ottocento, si ebbero grandi progressi nella comprensione della difterite, e con la scoperta della “sieroterapia” si ottenne la prima cura veramente efficace per la malattia. Lo studio dei batteri della difterite aveva dimostrato che essi producevano una tossina che causava i sintomi della malattia.
Partendo dal lavoro di Louis Pasteur, scienziati francesi e tedeschi (principalmente Émile Roux ed Emil von Behring) inocularono gli animali contro la difterite usando preparati di tossine raccolti da batteri coltivati in laboratorio.


la sieroterapia

Somministrazione di antitossina difterica in un piccolo paziente

L’esposizione a piccole dosi di tossina stimolava il corpo degli animali ad aumentare l’immunità contro l’infezione difterica. Nell’attesa di preparare vaccini efficaci, i medici avevano bisogno di una soluzione immediata per coloro che già soffrivano di malattie mortali.
Nel 1890, si scoprì che il siero ricavato dal sangue di animali immunizzati conteneva una “antitossina” che, una volta iniettata, faceva guarire i pazienti affetti da difterite. (Oggi sappiamo che l’antitossina sono gli ‘anticorpi’, cioè le minuscole proteine che il corpo usa per identificare e combattere gli invasori stranieri).


i cavalli come eroi contro la difterite

https://www.nlm.nih.gov/exhibition/fromdnatobeer/exhibition-interactive/illustrations/diphtheria-alternative.html

Ed ecco che entrano in campo i cavalli: per produrre grandi quantità di antitossina come medicina per gli umani, gli scienziati avevano bisogno di animali con molto sangue. Sebbene i ricercatori avessero provato le mucche e gli asini come potenziali “fabbriche viventi“, i cavalli risultarono i meno colpiti dall’iniezione della tossina, che di solito mostra solo una febbre di basso grado in questi animali.
Dopo che i cavalli venivano sottoposti ad iniezioni di tossina difterica, nel giro di due mesi circa il loro sangue veniva prelevato e posto a refrigerare per alcuni giorni. Il siero ‘antitossinico‘ veniva quindi purificato dai batteriologi e nell’arco di un mese l’antitossina veniva somministrata ai pazienti.


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