La sifilide, 130 anni fa circa

LA SIFILIDE, 130 ANNI FA CIRCA

Sifilide gommosa, con ulcerazione e necrosi dell’osso frontale (immagine tratta da “A PRACTICAL TREATISE OF DISEASES OF THE SKIN“, by John V. Shoemaker, 1890).

UN TRATTATO SULLE MALATTIE DELLA PELLE

Il testo “A PRACTICAL TREATISE OF DISEASES OF THE SKIN“, del dermatologo statunitense John V. Shoemaker (1852-1910), pubblicato per la prima volta nel 1890, riporta la seguente definizione di Sifilide:

“La sifilide è una malattia virulenta, cronica, contagiosa, sistemica prodotta dall’assorbimento o dall’inoculazione di un virus specifico e che si manifesta principalmente con lo sviluppo di una lesione infettiva nel punto di inoculazione o assorbimento, accompagnata da un coinvolgimento delle ghiandole linfatiche adiacenti, e seguono una serie di manifestazioni morbose che coinvolgono prima la pelle e le membrane, e infine si estendono a tutti gli organi e tessuti del corpo. Come regola generale, sebbene non invariabile, un attacco rende il paziente insensibile a una seconda infezione.
Esistono quattro stadi più o meno marcati della sifilide: il primario, in cui la forza della malattia appare concentrata nel punto di infezione e nelle ghiandole linfatiche contigue; il secondario, in cui sono principalmente coinvolte le superfici cutanea e mucosa; il terziario, in cui sono invasi i tessuti ossei, cartilaginei, muscolari e fibrosi; e il quaternario, in cui il sistema nervoso ed i visceri sono profondamente colpiti”.


varie forme di lesioni cutanee

Sifilide papulosa (immagine tratta dal libro di Shoemaker).

Nel suo trattato Shoemaker descrive le varie forme di eruzioni esantematiche e delle mucose: le papule, le squame, le vescicole, le pustole, i tubercoli, le bolle e le gomme.
Egli non sa riferire la causa della malattia che riconosce genericamente in un veleno (virus) e riferisce come gli scienziati non siano riusciti ad individuare un microrganismo caratteristico costantemente presente nelle lesioni della lue.
Il batterio “Treponema pallidum” verrà identificato per la prima volta al microscopio nei tumori sifilitici dal biologo Fritz Schaudinn (Röseningken, 19settembre 1871 – Amburgo, 22giugno 1906) ed il dermatologo Erich Hoffmann (25aprile 1868 – 8maggio 1959) alla Charité di Berlino nel 1905.


TRATTAMENTO DELLA SIFILIDE

Riguardo al trattamento della sifilide, scrive Shoemaker:

“Il piano di trattamento più efficace nella sifilide è quello diretto a garantire l’eliminazione del virus dal sistema, a prevenire lo sviluppo di complicanze ed a preservare la salute generale del paziente. Consiste nell’adozione di idonee misure igieniche, nella somministrazione interna di ricostituenti, medicinali eliminativi e specifici, e nell’applicazione esterna di rimedi protettivi, stimolanti o specifici; ma il successo si può ottenere solo con la perseveranza nello sforzo di estirpare il veleno per un periodo variabile da diciotto mesi a quattro anni. Non esiste un trattamento abortivo per la sifilide. A volte può essere opportuno asportare o cauterizzare la lesione iniziale per placare l’ansia del paziente, o per affrettare la scomparsa della lesione; ma i germi della malattia sono nel sistema e prima o poi compariranno sintomi secondari. La sclerosi iniziale può essere distrutta molto efficacemente dall’uso della galvano-cauterizzazione”.

Egli propone trattamenti locali (anche in associazione) con pomate a base di ossido di bismuto, polvere di beta-naftolo, subnitrato di bismuto, cloruro di zinco, ecc.
Solo nella seconda metà degli anni quaranta del novecento, la scoperta della penicillina mostrerà l’efficacia degli antibiotici nel trattamento della malattia.


RIFERIMENTI:

 

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