Alla scoperta della sifilide: il treponema pallidum

ALLA SCOPERTA DELLA  SIFILIDE: IL TREPONEMA PALLIDUM

Una delle prime dimostrazioni fotografiche del ‘treponema pallidum’

Tutti gli annosi dubbi sulla distinzione tra la sifilide e le altre malattie veneree furono dissipati all’inizio del XX secolo con la scoperta del “germe della sifilide” e la definizione della reazione di Wassermann come test diagnostico.
Nel 1905, Fritz Richard Schaudinn (1871–1906) e Paul Erich Hoffmann (1868-1959) identificarono l’agente causale della sifilide, la spirochaeta pallida, che fu in seguito richiamata Treponema pallidum.
Lo screening diagnostico fu reso possibile nel 1906 allorché il microbiologo tedesco August von Wassermann (1866–1925) scoprì uno specifico test sanguigno per la sifilide. Il cosiddetto “test di Wassermann” consentì la diagnosi precoce della malattia (nonostante i suoi sintomi non specifici), e quindi la prevenzione della trasmissione. Egli attribuì lo sviluppo del test a precedenti scoperte di Jules Bordet e Octave Gengou (reazione di fissazione del complemento) ed a un’ipotesi introdotta da Paul Ehrlich nella sua interpretazione della formazione di anticorpi.


la reazione di wassermann

August von Wassermann (21 febbraio 1866 – 16 marzo 1925)

La reazione di Wassermann ridefinì la storia naturale della sifilide, specialmente negli stadi secondari e terziari e nelle sifilidi latenti e congenite. 

Per la sua esecuzione, dopo aver cimentato il materiale in esame (siero di sangue o liquor) con l’antigene treponemico, allo scopo di provocare l’eventuale reazione tra antigeni e reagine luetiche (in conseguenza della quale avviene la deviazione del complemento), si aggiunge il cosiddetto sistema rivelatore, costituito da emazie di montone ed emolisine specifiche: a seconda che il complemento sia stato fissato o no, manca o, rispettivamente, compare l’emolisi. Nel primo caso la reazione è positiva, nel secondo negativa.
L’uso del test di Wassermann sul sangue come precondizione per ottenere una licenza di matrimonio fu ampiamente promosso durante l’inizio del novecento come strumento per prevenire la trasmissione della sifilide. 


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