Il medioevo che non ti aspetti: le medichesse

IL MEDIOEVO CHE NON TI ASPETTI: LE “MEDICHESSE”

Un aspetto interessante, anche sotto il profilo del costume e in contraddizione con il luogo comune che il Medio Evo sia stato un’età solo maschile, dove le donne erano cancellate dalla vita pubblica, è costituito, appunto, dall’importante ruolo esercitato dal gentil sesso nel nascente sistema di ospedalizzazione: le cronache ricordano Abella, Mecuriade, Rebecca Guarna, Costanza Calenda, Trocta (Trotula de Ruggiero, che visse in Italia intorno all’XI secolo).
Quest’ultima, ostetrica e levatrice, venne definita “sapiente signora” con cui pochi, anche tra gli uomini, potevano rivaleggiare.


Trotula

Trotula de Ruggiero fu autrice di vari testi di medicina, rimasti famosi per lungo tempo: “De mulieribus passionibus in ante et post partum“, “De aegritudine curatione“, “De epilepsia“, “De oculis“, “De pleuresi“, “De gengivis“, ecc.
Nel “De mulieribus passionibus in ante et post partum”, vero e proprio trattato di ostetricia e ginecologia, si parla della affezioni della donna, della gravidanza, del parto e del puerperio, con consigli per la cura del neonato. L’ultima parte del trattato è dedicato alla cosmesi della donna dopo il parto per riacquistare la bellezza e garantire la salute del corpo. Va ricordato ancora che nell’Italia meridionale, durante il Medio Evo, le “medichesse” avevano un ruolo sociale, pubblico, ben definito, in particolare nel campo della ginecologia e della chirurgia.


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