La scoperta dell’eparina

La scoperta dell’eparina

Jay McLean (immagine 1) e William Henri Howell (immagine 2)

L’eparina, dal greco “epar“, fegato, (fu inizialmente estratta dal fegato di cane), è un glicosaminoglicano altamente solfatato, è ampiamente utilizzato come farmaco iniettabile anticoagulante.
Le ricerche di William Henri Howell (1860-1945), alla Johns Hopkins University di Baltimora, costituirono la base per l’isolamento dell’eparina nel 1916 da parte di Jay McLean (1890-1957) uno studente di medicina californiano, che allora lavorava nel laboratorio di Howell.
Howell aveva proposto a McLean il problema di determinare il significato ed il ruolo della coagulazione. Fu durante il corso di questo lavoro che McLean scoprì l’anticoagulante. Agendo contro i desideri del suo mentore, il giovane studente si precipitò a stampare i risultati della sua ricerca. Egli chiamò il prodotto scoperta “cefalina“, in quanto estratto dal tessuto cerebrale. La sostanza era impura e molto tossica.
Ad Howell fu lasciato il compito di preparare una forma più purificata (così ci riferisce il prof. Acierno).  Ma McLean era un giovane molto determinato che voleva imporsi come colui che aveva isolato da solo l’eparina, ridimensionando così il ruolo di Howell. Tale desiderio di proteggere i suoi “diritti” come scopritore dell’eparina potrebbe essere stata la ragione che lo condusse a pubblicare in maniera precipitosa i risultati della sua ricerca.
Egli espresse tale preoccupazione al medico canadese Charles Best, uno dei coscopritori dell’insulina, nel 1940. Best rivelò questo aneddoto sull’eparina nel 1959.
Quello stesso anno da McLean furono raccontate le circostanze che riguardarono la scoperta dell’eparina in un articolo pubblicato su “Circulation” [intitolato “The Discovery of Heparin“].
In questo articolo McLean afferma di aver letto i lavori di due autori tedeschi, Erlandsen Baskoff, che descrivevano l’estrazione di due prodotti simili alla cefalina, la “cuorina” (estratta dal cuore) e la “heparfosfatide” (estratta dal fegato). McLean prosegue riferendo di aver testato la cuorina e di aver notato che era meno efficace della cefalina mentre l’estratto epatico aveva notevoli proprietà anticoagulanti.
Così dopo altri test, riferisce McLean nel suo articolo, egli si recò da Howell e gli disse di aver scoperto l’antitrombina.

“Ma l’antitrombina è una proteina e tu stai lavorando sui fosfatidi”,

rispose sorridendo Howell.
Allora, in un bicchierino contenente sangue di gatto McLean, di fronte a Howell immerse l’estratto di fegato e gli chiese di avvisarlo quando questo avesse iniziato a formare coaguli. Ma il sangue non coagulò. Così, per McLean, l’eparina era stata scoperta.
Dopo due anni dalla scoperta di McLean, Howell era già totalmente immerso in questa nuova ricerca.
Nel 1918 egli descrisse l’anticoagulante in maniera più dettagliata e la chiamò eparina al posto del termine “antiprotrombina” inizialmente suggerito. Una dettagliata descrizione del suo comportamento chimico e fisiologico fu presentata da Howell nel 1928.
In questo periodo la capacità dell’eparina di impedire la coagulazione intravascolare fu ampiamente dimostrata in numerosi esperimenti animali. L’interesse di Best verso l’eparina lo portò a diventare colui che per primo la somministrò sull’uomo nel 1935.
Tre anni dopo Irving Wright rivolse la sua attenzione verso questa sostanza allorchè egli stesso cadde vittima di una tromboflebite. Lo stesso anno Wright si rivolse a Best e Murray per trattare un paziente con tromboflebite refrattaria. Questi canadesi fecero del loro meglio ma non riuscirono ad eseguire una cura completa poiché le loro scorte di eparina cessarono e non poterono essere rifornite in tempo.
Il valore profilattico dell’eparina nella trombosi post-chirurgica fu dimostrato da Crafoord nel 1937.


tratto da
– “The History of Cardiology” di L. Acierno, cap. XXX e
– http://circ.ahajournals.org/content/19/1/75.full.pdf

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