Il dottor Vincenzo Sette e la polenta porporina

Il dottor Vincenzo Sette e la polenta porporina

Bartolomeo Bizio (Longare, 30 ottobre 1791 – Venezia, 27 settembre 1862)

L’episodio viene raccontato anche da Fabio Mutinelli nei suoi “Annali delle Province Venete dall’anno 1801 al 1840” pubblicati presso la “Tipografia di G.B.Merlo” a Venezia nel 1843.

Tutto accadde nella calda estate del 1819, precisamente all’inizio di agosto, quando si diffuse la notizia che a Legnaro nella campagna della Bassa Padovana, paesetto di poco più di 3.000 persone, era accaduto un fatto miracoloso quanto inquietante.

L’Ispettore di Sanità e Medico condotto, poi Provinciale, e poi Regio: Vincenzo Sette da Saonara (1785-1827), autore in seguito di autorevoli studi sulla Pellagra e sul Vaiolo, nel 1823, appena dopo i fatti, descriveva in una sua Memoria storico naturale su l’arrossamento di alcune sostanze di alcune sostanze alimentose osservato nella provincia di Padova l’anno 1819 le campagne del borgo agricolo di Legnaro:

“… sono coltivate per otto decimi a Frumenti, Frumentone e Fagioli, e gli altri due ad Avena, Miglio, Melliga e Panico, tutte popolate di Noci, Aceri, Olmi e Viti disposte a filari … Le abitazioni rurali sono per due terzi formate d’argilla cott’al sole e coperte di cannucce, il resto di mattoni con tetti in tegole … poco avvertite si tengono le cure di politezza, e generalmente il bestiame e i letamai giacciono in vicinanza colle camere degli uomini …”

Nella vecchia casa del contadino Antonio Pittarello nel centro del paese erano comparse misteriosamente delle “macchie di sangue” sopra la solita polenta preparata con Frumentone, acqua e sale … Da gialla s’era trasformata in polenta rosso vermiglio porporino …

Rosso sangue !” dissero tutti … e la notizia della “Polenta Porporina” si diffuse ovunque in un attimo parlando quasi subito di “contagio” perché nei giorni seguenti iniziò ad apparire anche nelle abitazioni vicine … La sorpresa quindi si trasformò in inquietudine.

Ovunque nel paese si parlava di quel fenomeno ingigantendolo: in piazza, in osteria, al mercato, per la strada e nei campi non si parlava d’altro: i Pittarello dovevano aver per forza compiuto qualcosa di gravemente peccaminoso e losco se era apparsa in casa loro quella “polenta diabolica di natura infernale”. I Pittarello erano contadini benestanti un po’ più degli altri perché possedevano più di 40 campi sparsi nelle varie frazioni di Legnaro: Ronchi, San Fidenzio, Scarane, Abbà e Vescovo. Perciò probabilmente l’invidia del “volgo locale” nei loro confronti era alta e si pensò subito che quello strano fenomeno della “Polenta Rossa Satanica” doveva essere la punizione divina per il Frumentone che i Pittarello avevano occultato e non dato ai contadini affamati durante la recente carestia del 1817.

“… lo schiamazzo fu levato grandissimo in casa di Pittarello di Legnaro dove fu osservato la prima volta (il fenomeno), e non tardò troppo a vedersi l’arrossamento spontaneo in più altri luoghi … Sicchè essendo questo lo sragionare del popolo, avvenne che del Pittarello furono dette cose non buone nè lodevoli: il perchè oltre il romore ch’era levato grandissimo, lo spargere che era fatto di queste ingiuriose dicerie, mosse le pubbliche autorità a indagare l’origine di quel fatto, potendosi anche sospettare che ci fosse nascosta l’opera studiata di qualche torbido ingegno.”

Vista la situazione e temendo il peggio, si allertò subito l’Autorità Religiosa provvedendo “… a strappare la larva della superstizione e del fanatismo popolare”, anche perché nei giorni seguenti oltre alla “Polenta Sanguigna” anche la minestra di Riso e il pane bollito iniziarono a presentare lo stesso colore. Oltre al Piovano di Legnaro che corse subito a benedire la casa e tutto il resto, s’inviò prontamente sul posto anche l’Abate Padre Pietro Melo, esimio Botanico e Giardiniere, che indagò in profondità su quella possibile “infestazione diabolica“. L’Abate Melo “disse e non disse” spiegando che secondo lui quel fenomeno era dovuto all’aria calda e umida, a una “grande svaporazione con esalamento di putridi vapori”, e alla particolare abbondanza capitata in quell’anno che avrebbe potuto influire su quella particolare manifestazione della polenta. In ogni caso, Padre Melo fece vincere il buon senso, e concluse pur senza sapere spiegare il fenomeno che quello non doveva essere riconosciuto come Sangue malefico e satanico”, ma più semplicemente come l’effetto di una qualche fermentazione.

Accanto all’autorità religiosa si attivò subito dopo anche l’Autorità Pubblica “che veglia pel quieto reggimento de’ popoli adoperando ogni cura e diligenza per venir in chiaro dei fatti …”.
Si chiamò per studiare il fenomeno: Domenico MartinatiUomo di scienze” di Pontecasale, e s’inviò dai Pittarello il Medico Condotto di Piove: Vincenzo Sette che mise subito sotto chiave la “Polenta Rossa” e l’intera credenza che la conteneva.

Il medico in seguito studiò per cinque anni il caso al microscopio, individuando un microrganismo che chiamò: “zoogalactina inetrofa“, concludendo che si trattava di una “muffa buona per tinture” che si sviluppava di norma in ambienti caldi ed umidi.

Sopra la Polenta Porporina s’iniziò a produrre tutta una seria di esperimenti e osservazioni che vennero in seguito pubblicati nel numero 190 della “Gazzetta Privilegiata di Venezia” dell’anno 1819.
Si provò a collocare un pezzetto di “Polenta Rossa” dentro a una campana di vetro appoggiata su un piatto ricolmo d’acqua:

“… la quale posai sovra un piatto, nel quale c’era dell’acqua, e ciò fatto in modo, che il pezzetto di polenta fosse lontano dall’acqua per lo spazio di circa un pollice e mezzo. Ora nel dì vegnente alle undici prima del mezzogiorno ho cominciato a vedere che quel pezzetto di polenta rosseggiava qua e là in alcuni punti; i quali allargandosi a mano a mano e tingendo sempre più la superficie dell’alimento, come fu in sulla sera il rosseggiare era veduto esteso e notabile; cotalchè non valicarono quarantott’ore che tutto quel pezzetto era tinto di bellissimo color porporino…”

Si giunse così a diverse conclusioni e ipotesi sulla spiegazione del fenomeno: forse era colpa “dell’aria infetta e cattiva” e delle “esalazioni putride”:

Ma c’era ancora qualche dubbio su quelle spiegazioni che non convincevano tutti:

“… mi restava il dubbio, che quel facile e pronto arrossamento che seguì mettendo la polenta in umida atmosfera, e all’influsso di putride esalazioni, non fosse così da attribuirsi alle circostanze menzionate, quanto e via più alla cosa di aver avuto poco prima nelle mani e in propria casa di quella polenta arrossata. Conciossiachè quando quel color porporino fosse stato opera di una muffa, è già noto di quale sterminata e indicibile fecondità sieno dotati quei minimi esseri; sicchè un nugolo di quelle esilissime sementi potea essersi diffuso per l’aria, e quindi appiccandosi all’alimento, sovra il quale ho sperimentato, dar origine al fenomeno, per ciò solo che furono portati i semi nell’aria: d’onde ne tornava dubbio e incertezza sovra la sincerità delle cagioni che mi erano parute le produttrici di quell’effetto … Per cavarmi adunque nella dubbiezza, ho scritto incontanente a un mio amico di Mestre, certo signor Agostino Manocchj, giovane di lucido intelletto, pregandolo, che volesse quivi ripetere le mie sperienze; sicchè avendo egli fatto di presente tutto quello, di cui io lo chiedeva, l’effetto seguì in quel modo che fu prodotto qui con le sperienze più sopra descritte: d’onde fu ribadita la conclusione, che quell’arrossamento della polenta era veramente l’opera di un’aria non solo umida e calda, ma altresì infetta come chessia da putride esalazioni …”

Per capire meglio quello “strampalato fenomeno” si provò un po’ di tutto: si sottopose la “Polenta Rossa” a temperature di 120 °, a suffumigazioni con vapori di canfora, vapori di olio di trementina, e fumo di tabacco per provare ad uccidere eventuali “animaluzzi infusori” che potevano trovarsi dentro all’alimento porporino. Col vapore del zolfo scomparve finalmente ogni “arrossato” decomponendo la materia porporina proveniente forse da un essere vegetabile (per forza ! Si bruciò tutto … qualsiasi cosa vivente avesse potuto contenere la polenta.) … ma non si giunse a una successiva spiegazione del tutto plausibile.

Ci pensò infine Bartolomeo Bizio, docente dell’Università di Padova a chiarire ogni cosa e far luce finalmente sullo strano fenomeno della “Polenta Porporina”. Fu lui a ricercare “sapientemente e con successo” la causa di quella colorazione sanguigna della “Polenta Rossa” giungendo a darle una completa e chiara spiegazione scientifica.

“Sperienze mostrano che la sostanza porporina è un essere organico ... mettendo un briciolo di polenta rossa in contatto con di quella preparata di fresco, questa comincia prestissimo a porporeggiare in più punti; sicchè essendo brevissimo il tempo che bisogna per aver questo effetto, mostra che non sia opera della fermentazione, ma anzi lo sprigionamento di un essere organico …”

Dopo aver coltivato “il batterio” su di un terreno solido di coltura, lo trasportò da un terreno all’altro descrivendone la formazione e lo svilupparsi delle colonie. Dimostrò che “il batterio” resisteva all’essiccamento, e che riusciva a vegetare per anni ripresentandosi quando s’avveravano le stesse condizioni favorevoli a suo sviluppo. Bartolomeo Bizio osservò anche che alcune muffe riuscivano ad impedire la crescita delle colonie di “Serratia Marcescens” producendo così un’efficace reazione antibiotica sulla “Polenta Rossa”, perciò nel 1823 pubblicò una “Lettera al chiarissimo Canonico Angelo Bellani sopra il fenomeno della Polenta Porporina” spiegando che la causa non era “una materia bruta figlia della fermentazione”, ma “un essere vegetale e organico solubile in alcool” che produceva il fenomeno d’origine parassitaria e batterica.

Battezzò l’agente del fenomeno come “Serratia Marcescens” in onore di Serafino Serrati Fisico Fiorentino che non era affatto un Biologo ma un Capitano di Marina (il primo a brevettare un battello con propulsione a vapore). Serafino Serrati studiando il fenomeno aveva trasferito la polenta in un recipiente chiuso umido e caldo notando che dopo 24 ore la superficie si ricopriva di un colore rossastro. Aveva perciò concluso che il fenomeno era dovuto all’azione di un microrganismo “Marcescens” che giungendo a maturazione produceva il pigmento rosso, decomponendosi velocemente in seguito in massa viscosa, mucillaginosa e fluida fino a scomparire.


BARTOLOMEO BIZIO

La “Serratia marcescens” è un batterio Gram negativo della famiglia degli enterobatteri.

Bartolomeo Bizio era nato nel 1791 a Costozza di Longare sui Monti Berici di Vicenza da famiglia modesta in cui suo padre Giovanni faceva il sarto. Bartolomeo, invece che delle forbici, del cucito e delle stoffe era affascinato dalla Chimica, perciò andò a studiare a Padova prima presso la “Farmacia Zanichelli” e in seguito all’Università dove divenne Assistente del Fisico e insegnante Abate Cicuto diplomandosi e laureandosi in Farmacia.
Pur essendosi comprata la Farmacia “Ai Santissimi Gervasio e Protasio” in Contrada di San Trovaso a Venezia, Bizio continuò a studiare, ricercare e scrivere opuscoli e libri. Analizzò prodotti naturali come alcuni tipi di cereali, la corteccia del Melograno e la Noce Americana, e andò a caccia in particolare dei segreti della “Fisica dei Colori” divenendo membro di diverse Accademie e Società Scientifiche Italiane e Internazionali, e anche Presidente dell’Ateneo Veneto di Venezia. Fu lui a scoprire che dal Caffè si poteva trarre una sostanza colorante, una “Lacca verde” resistente adatta ad essere usata come colorante nella tintura dei tessuti … e fu ancora lui a scoprire che “il rosso” della Porpora degli antichi era dovuto alla produzione dei Molluschi Murici … e che la colorazione “verde” di alcune parti dei molluschi non era dovuta a coloranti organici come alghe o prodotti assimilati da altri esseri viventi, ma dalla presenza dentro agli animali del Rame intaccato dall’Ammoniaca … e molto altro ancora.


il fenomeno della polenta rossa porporina fuori dell’Italia

Peccato che il fenomeno della “Polenta Rossa o Porporina” venne studiato anche fuori dall’Italia … Vennero alla mente di molti anche le varie storie di Ostie Eucaristiche che avevano “sanguinato” in successione lungo i secoli a: Parigi, Berlino, Sternberg, Wilsnach, Bolsena e Bruxelles … così come si ricordò che anche Alessandro Magno durante l’assedio di Tiro del 332 a.C. aveva visto comparire “sangue” sul pane dei suoi soldati … In ogni caso s’indagò ulteriormente sull’effetto di quello strano “Germe Rosso” che il patologo tedesco Julius Friedrich Cohnheim (1839 – 1884) s’affrettò a identificare col nome di “Micrococcus Prodigiosus“, mentre Gonfried Ehrenberg lo classificò come “Monas Prodigiosa“. Da meno non volle essere l’infettivologo e  batteriologo tedesco Carl Georg Friedrich Wilhelm Flügge (1847 – 1923) che classificò l’agente della “Polenta Porporina” come “Bacillus Prodigiosus” togliendo in ogni caso a Bartolomeo Bizio il merito della sua originale scoperta che avocarono a se stessi.


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