I ‘bubble boys’ e la nascita della terapia genica

I ‘BUBBLE BOYS’ E LA NASCITA DELLA TERAPIA GENICA

Chissà quanti hanno visto il film per la televisione del 1976 ‘The boy in the plastic bubble‘. Il protagonista è un giovane John Travolta quasi in rampa di lancio nella sua straordinaria carriera d’attore. In questo film egli interpreta il protagonista della storia, un giovane ragazzo, di nome Tod Lubitch, condannato a vivere dalla nascita all’interno di camere e ‘bolle‘ sterili che gli fanno da gabbia; tutto ciò a causa di una malattia che lo spoglia del sistema immunitario e lo tiene lontano dal contatto fisico ma non emotivo con le altre persone.
Il film è liberamente ispirato alle storie di Ted DeVita (1962 – 1980), affetto da anemia aplastica, e David Phillip Vetter (1971 – 1984), affetto da una malattia congenita chiamata ADA-scid (deficit dell’enzima adenosina deaminasi).


PERSONE PRIVE DI UN SISTEMA IMMUNITARIO EFFICENTE

David Phillip Vetter (1971 – 1984). Per lui la NASA costruì nel 1977 una tuta speciale per permettergli di avere una maggiore libertà di movimenti pur non avendo contatti con il mondo esterno.
Nella lapide della sua tomba è scritto: ‘qui giace colui che mai toccò il mondo’.

Il deficit dell’enzima adenosina deaminasi (ADA-scid) fa parte del gruppo delle immunodeficienze combinate gravi, di cui costituisce il 20-30%, ed è causata da una serie di mutazioni trasmesse con modalità autosomica recessiva. Questa malattia venne scoperta nel 1972 da Eloise Giblett, professoressa all’Università di Washington. Il gene ADA è stato usato come marker per i trapianti di midollo osseo.
David Vetter venne soprannominato “David, the bubble boy“. In seguito ad un trapianto di midollo osseo ricevuto dalla sorella (dal momento che non venne trovato un donatore compatibile) David non sviluppò alcuna forma di rigetto, ma un mese dopo contrasse la mononucleosi e quindici giorni dopo morì a causa di un linfoma di Burkitt. L’autopsia rivelò che il midollo donato conteneva tracce del virus di Epstein-Barr.


STUDI SULLE TERAPIE GENICHE

Eloise “Elo” R. Giblett (17 gennaio 1921 – 16 settembre 2009)

Nel frattempo, durante gli anni settanta ed ottanta si sviluppavano gli studi sulle terapie geniche. Nel 1972, due ricercatori, Theodore Friedmann e Richard Roblin scrivevano: “A nostro avviso, la terapia genica potrebbe migliorare alcune malattie genetiche umane in futuro.
Nel 1989, Raj e Van DeSilva erano disperati. La loro figlia Ashanti, che aveva solo quattro anni, stava morendo. Lei era nata con il sistema immunitario paralizzato, conseguenza di un problema nei suoi geni. Ashanti DeSilva aveva ereditato due copie difettose del gene che contiene le istruzioni per la produzione di una proteina chiamata ‘adenoside deaminasi‘ (ADA). L’ADA svolge un ruolo cruciale nella nostra resistenza alle malattie. Senza di essa, i globuli bianchi speciali chiamati ‘cellule T’ muoiono. Senza le cellule T, i bambini con deficit di ADA hanno le porte del sistema immunitario spalancate agli attacchi di virus e batteri.


BAMBINI CONDANNATI A MORTE?

Da sinistra a destra: i dottori Blease, Anderson e Culver. https://sites.google.com/site/genetherapytreatment/history

Il trattamento standard per la carenza di ADA sono le iniezioni frequenti di PEG-ADA, una forma sintetica dell’enzima ADA. Sfortunatamente, sebbene di solito tali iniezioni producano un rapido miglioramento al primo utilizzo, i bambini tendono a rispondere sempre meno al farmaco ogni volta che ricevono una dose.
Ashanti DeSilva aveva iniziato a ricevere iniezioni di PEG-ADA all’età di due anni e inizialmente aveva risposto bene. Il suo conteggio di cellule T era aumentato notevolmente ed ella aveva sviluppato una certa resistenza alle malattie. Ma all’età di quattro anni, stava peggiorando, non rispondendo più a queste iniezioni. All’inizio del 1990, mentre i genitori di Ashanti cercavano freneticamente aiuto, William F. Anderson, genetista del National Institutes of Health (NIH), cercava il permesso di eseguire i primi studi di terapia genica sugli esseri umani.


UNA NUOVA SPERANZA

Ashanti DeSilva. (https://www.youtube.com/watch?v=IgES04-cSr8)

Ashanti e i suoi genitori volarono al “NIH Clinical Center di Bethesda“, nel Maryland. Lì, nel corso di dodici giorni, Anderson e i suoi colleghi Michael Blaese e Kenneth Culver estrassero lentamente alcune cellule del sangue di Ashanti. Al di fuori del corpo, le cellule ricevettero nuove copie funzionanti del gene ADA inserite in esse tramite un virus modificato geneticamente. Così si arrivò al pomeriggio del 14 settembre, allorchè Culver iniettò le cellule modificate con la terapia genica nel corpo di Ashanti.


una nuova era della terapeutica

Le prime due pazienti sottoposte a terapia genica con i dott. Anderson, Blease e Culver (1992) https://primaryimmune.org/first-gene-therapy-patients-attend-conference

L’impatto della terapia genica su Ashanti fu sorprendente. Entro sei mesi, il conteggio delle cellule T salì ai livelli normali. Nel corso dei due anni successivi, la sua salute continuò a migliorare, permettendole di iscriversi a scuola, avventurarsi fuori casa e condurre un’infanzia abbastanza normale.
Dopo 12 anni è stato effettuato un attento follow-up dello stato immunitario: Ashanti era rimasta in salute con il 20% dei suoi linfociti ancora portatori di un gene ADA retrovirale attivo – una percentuale sufficiente per garantire la protezione immunologica. Ora Ashanti ha 33 anni, è sposata e lavora come giornalista e scrittrice.


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