Guido Guidi ed il suo ‘canale’

GUIDO GUIDI ED IL SUO ‘CANALE’

Guido Guidi. Di questo nome esistono due personaggi, zio e nipote, entrambi chiamati per il loro valore alla corte di Francia.
Guido Guidi il Vecchio nacque a Firenze nel principio del cinquecento (1507?) da Giuliano, medico anch’esso. All’età di trentacinque anni, invitato dal Luigi Alamanni, si recò in Francia dove fu subito presentato alla corte di Francesco I. In breve si fece tanto conoscere che i parigini modificarono per lui il detto di Cesare: ‘Vidius venit, Vidius vidit, Vidius vicit’.


Tra la Toscana e la Francia

Ritratto di Guido Guidi. Incisione di G. Vascellini dal disegno di L. Borghesi Sange (da un quadro dell’epoca).

Nel 1547, morto il re, tornò in Toscana e fu assunto nello Studio di Pisa, rinnovato da Cosimo I, il quale lo nominò anche suo medico, assegnandoli anche parecchi benefici ecclesiastici, compresa la prepositura di Pescia che equivaleva quasi ad un arcivescovado. 

Guido Guidi (in latino Vidius Vidi) morì a Pisa nel 1569. La sua opera è duplice sia come chirurgo che come anatomista. La parte anatomica della sua opera è contenuta negli scritti pubblicati postumi dal nipote (Guido Guidi il Giovane), nel 1611.

Essa si trova nel terzo volume con il titolo ‘De anatome‘ ed è ornata di belle incisioni a bulino.
Il nome del Guidi è legato al canale che dal lui prende il nome di ‘Vidiano‘ e che si trova nell’osso sfenoide (canale pterigoideo).


il canale vidiano

Il canale pterigoideo, noto anche come canale Vidiano, è un forame nella base del cranio, situato nell’osso sfenoide, inferomediale al forame rotondo. Esso da il passaggio all’arteria vidiana ed il nervo vidiano dalla fossa cranica media alla fossa pterigopalatina.
Questa è una struttura importante in quanto il coinvolgimento del canale nelle malattie infiammatorie o neoplastiche può provocare dolore riferito in profondità alla cavità nasale.

Gli aspetti patologici del canale pterigoideo includono la cancellazione, l’atrofia e l’ingrandimento. Può essere difficile distinguere le possibili modificazioni patologiche dalla normale variazione anatomica.


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