Gli Asclepiei


Gli Asclepiei


Asclepeio di Kos (diagramma)
Asclepeio di Kos (diagramma)

La prima fioritura architettonica degli Asclepiei avvenne intorno al IV secolo ac. Il tempio di Epidauro venne costruito intorno al 375 ac, quello di Kos nel 375 e 351, quello di Pergamo, sempre nel IV secolo ma in un anno imprecisato [1].

Con la costruzione dei templi, al santuario si aggiunsero portici, nuovi locali e tavolette votive in cui si descrivevano le malattie con le relative guarigioni. Il tempio era completato da un boschetto sacro, dove si poteva ascoltare la voce profetica del dio, ed una fonte. Intorno alla cella (dove era custodita la statua del dio), i pazienti sostavano e dormivano nei portici. Vi erano annessi altri locali: alloggi per sacerdoti, botteghe per la vendita degli ex voto, palestre e altri alloggi che fungevano da sorta di “reparti clinico-riabilitativo”.
Il metodo di cura seguiva una solita prassi: prima dell’ammissione agli asclepiei vi era una fase preparatoria costituita da purificazioni, abluzioni ed una particolare dieta. In un’iscrizione ritrovata nel tempio di Pergamo si legge:

Che il malato entri…che dieci giorni passino…che si lavi e si prepari…che lasci i suoi vestiti ogni giorno e indossi un chitone bianco…si sbarazzi dei suoi gioielli, della sua cintura, dei suoi lacci, che cammini a piedi nudi…

Una volta “purificati”, i malati potevano entrare nel tempio, sempre seguendo una delle regole rituali. Sotto i portici aveva luogo l’incubatio, ossia il sogno profetico nel quale appariva il dio per rivelare la malattia e indicarne la cura. Aristofane, nella sua commedia intitolata “Pluto”, rivela il trucco secondo il quale un sacerdote, durante la notte, travestito da Asclepio, si aggirava tra i dormienti, li svegliava proferendo loro le sentenze diagnostiche e terapeutiche.
Il rito dell’incubazione ed altre pratiche esoteriche, magiche e purificatrici a scopo terapeutico erano molto in voga anche nella medicina egizia [2], essendo praticati dai sacerdoti di Iside e dai serapei, gli adoratori di Serapide, dio della Salute. Inoltre, la figura di Asclepio era simile a quella di Imhotep.
A noi sono giunte tavolette votive “ex voto” in marmo o terracotta raffiguranti gli organi “guariti” e tavolette in cui sono descritte le cure eseguite. Una di queste è il resoconto autobiografico di un certo M. Julius Appellas che si recò nel tempio di Epidauro poco dopo il 100 dc:

Io stesso soffrivo di disturbi della digestione…fui messo a dieta, mi fu ordinato di correre come ginnastica e di strofinare il corpo con sale e senape, di prendere aceto con olio per il male di testa e di fare gargarismi con acqua fredda quando l’ugola e le tonsille erano infiammate.

Parti del corpo ex voto, ritrovate in vari Asclepiei
Parti del corpo ex voto, ritrovate in vari Asclepiei

In questo ambito, secondo il Pazzini, si iniziano a fissare le prime linee della patologia e della medicina basate sull’osservazione del malato ed attraverso principi naturalistici, sebbene la legge del tempio esigeva che il tutto si svolgesse nel segno della “supervisione divina” (sub specie divinitatis).
Sterpellone ci dice che in epoca romana i templi furono dotati di reparti per partorienti e morituri, a che la nascita e la morte avvenissero in luoghi discreti e appartati, e che con il tempo vi fu un inserimento di medici empirici “laici” che si andavano via via formando nelle scuole annesse ai templi.


fonti

[1] Adalberto Pazzini: “Storia dell’Arte Sanitaria (dalle origini ad oggi)”, Minerva Medica, 1973, pag. 67
[2] Luciano Sterpellone: “Dagli Dei al Dna”; Antonio Delfino Editore, 1989, pagg. 171-175

Autore: Dott. Concetto De Luca (29/10/2010) 


 

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