Discussione sull’etimologia del termine ‘aneurisma’ fatta dal celebre Giovanni Maria Lancisi

DISCUSSIONE SULL’ETIMOLOGIA DEL TERMINE ANEURISMA FATTO DAL CELEBRE GIOVANNI MARIA LANCISI

Sebbene Galeno in “Methodus Medendi”, 6, cap. I, non approvasse i medici che discutono il preciso significato dei termini medici, poiché è più importante esaminare la natura delle cose piuttosto che il significato delle parole; cionondimeno, poiché i nomi sono una benedizione per gli uomini saggi, come credevano Cratilo, Eraclito ed i Pitagorici, e sono uno strumento per trasferire le idee dei parlatori e degli scrittori agli auditori ed ai lettori ed accrescono in noi le immagini delle cose, ho deciso di iniziare con le affermazioni usate dagli Antichi, che avevano il verdetto finale ed il diritto di imporre i nomi alle cose, riguardo all’origine del termine ‘aneurisma’.
Il termine aneurisma, che gli Arabi usavano con le forme corrotte ‘emboryma’, ‘aporisma’, ‘hyporisma’; sebbene i Latini lo usassero nel senso più stretto di ‘dilatazione arteriosa’, ho scoperto da alcuni moderni scrittori che deriva da tre differenti vocaboli greci. Il primo è di Girolamo Montano che traduceva aneurisma con ‘denervazione’, sommando la particella primitiva ‘a’ con con ‘tou neupou’, cioè ‘senza nervi’; e sebbene questa etimologia non soddisfacesse Marco Aurelio Severino, come egli afferma nel suo “Ascessi recentemente osservati”, cap 7, pag. 170 (‘infatti egli non sa comprendere a quale origine si riferisca, dal momento che il nervo, che non è sede di questo disturbo, differisce in maniera specifica dall’arteria che è la sede della malattia’), cionondimeno, la sopracitata etimologia può avere un significato se noi assumiamo il termine ‘denervazione’ per spiegare l’indebolimento arterioso. È un fatto che in un aneurisma l’arteria sia molto debilitata prima di essere dilatata. Giovanni Battista Silvatico, un assiduo galenista ed accurato scrittore di questa malattia, deriva ‘aneurisma’ dalla parola greca ‘enerùo’, cioè ‘dilatare’, e questa parola è appropriata dal momento che in un ordinario aneurisma è presente la dilatazione dell’arteria. In ultimo, Severino, che ho precedentemente citato, scrive che il termine aneurisma è derivato dalla parola greca ‘eupoeìn’ che in latino significa ‘exilire’ (cioè saltare fuori) o ‘effluere’ (cioè fuoriuscire).
Ma qualcuno tra voi domanderà: quale frutto di erudizione possiamo raccogliere noi dai queste etimologie greche che sembrano più utili al lavoro dei grammatici che a quello dei medici? Io rispondo che parole greche di questa sorta ci sono molto necessarie per conoscere, e ci insegnano quali e quanti furono le suddivisioni degli aneurismi maggiormente accettate dai medici praticanti del passato. In primis era chiamato aneurisma quella tumefazione che era prodotta dalla dilatazione arteriosa. In secundis, essi usavano il termine ‘aneurisma’ anche per quell’altra affezione arteriosa in cui, aperta in qualsivoglia modo l’arteria, il sangue erompe e fuoriesce. Perciò, cercherò di classificare le caratteristiche comuni in modo da far emergere una chiara ed utile teoria sugli aneurismi, per quanto l’estrema difficoltà dell’argomento possa permettere.


tratto da:
  • Proposizione I del Capitolo I del ‘De Motu Cordis et Aneurysmatibus‘ Opus Posthumum.  Giovanni Maria Lancisi, (MDCCXLV)

La foto mostra un arco aortico descritto da Wepfer nella prima metà del settecento:

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