Dalla teoria dei miasmi all’antisepsi

Dalla teoria dei miasmi all’antisepsi

 

Nel corso di un’intensa investigazione sulla natura dell’infiammazione, e sulle condizioni di salute e malattie del sangue in relazione a questa, io arrivai diversi anni fa alla conclusione che la causa essenziale della suppurazione nelle ferite fosse la decomposizione, indotta dall’influenza dell’atmosfera sul sangue o sul siero trattenuta dentro di questi, e, nel caso di ferite contuse, sulle porzioni di tessuto distrutto dalla violenza del trauma.
Impedire la suppurazione con tutte le sue gravi complicanze era un obiettivo manifestamente desiderabile, ma fino alla fine apparentemente irraggiungibile, dal momento che sembrava impossibile tentare di escludere l’ossigeno, che era universalmente considerato l’agente attraverso il quale la putrefazione si  realizzava.

Ma quando si è dimostrato attraverso le ricerche di Pasteur che la proprietà settica dell’atmosfera dipendeva non dall’ossigeno o da altri costituenti gassosi, ma da minuti microrganismi sospesi in essa, che dovevano la loro energia alla loro vitalità, sentii dentro di me la necessità di impedire la decomposizione della parte ferita, senza escludere l’aria, applicando come un vestito un qualche materiale che avesse la capacità di distruggere la vita delle particelle fluttuanti. Su questo principio ho basato la pratica di cui tenterò ora di dare una breve descrizione.

Il materiale che ho impiegato è l’acido carbolico o fenico, un composto organico volatile che sembra esercitare una particolare influenza distruttiva sulle forme di vita primordiali, e su cui confidiamo come potente antisettico.


tratto dall’introduzione dell’articolo di Joseph ListerAntiseptic Principle in the Practice of Surgery” pubblicato il 21 settembre 1867 sulla rivista scientifica “British Medical Journal“.

Il primo articolo sull’antisepsi di Lister fu pubblicato il 16 marzo 1867 su “The Lancet“.

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