Breve storia della pellagra

BREVE STORIA DELLA PELLAGRA

descrizione della pellagra fatta dal Netter.

La pellagra è una malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamine del gruppo B, niacina (vitamina PP), o di triptofano, amminoacido necessario per la sua sintesi. Questa vitamina è presente in genere nei prodotti freschi: latte, verdure, cereali.

Essa è una patologia frequente tra le popolazioni che facevano esclusivo uso della polenta di mais come loro alimento base.
La pellagra è responsabile di un quadro clinico detto “delle tre D”: demenza, dermatite e diarrea.
Fra il XVIII ed il XIX secolo la pellagra ha colpito duramente le popolazioni delle zone rurali del nord Italia e in particolare quelle più povere del Veneto orientale e del Friuli.


Breve cronistoria

Cesare Lombroso: tavola dell’eziologia della pellagra (1869)

La prima notizia che riguarda questa malattia si può fare risalire al medico Maffei, che nel 1600, notò particolari alterazioni morbose in coloro che si cibavano esclusivamente di mais. Anche Bernardino Ramazzini (Carpi, 4ottobre 1633 – Padova, 5novembre 1714), con la denominazione di ‘mal del padrone‘, da lui ricordato in un capitolo del suo “De morbis artificum“, dedicato alla patologia degli agricoltori, sembra riferirsi alla pellagra. Secondo taluni, tuttavia, il primo medico che ne avrebbe fatto menzione, individuando la malattia come entità nosologica ben definita e determinata, sarebbe stato Giuseppe Antonio Pujati; nel periodo che va tra il 1743 al 1744 questo medico fermò la sua attenzione sulla peculiare forma caratteristica pellagrosa denominandola ‘scorbuto alpino‘.


Breve cronistoria (2)

Conrad Arnold Elvehjem (McFarland, 27maggio 1901 – Madison, 27luglio 1962) è stato un biochimico statunitense.

Nel 1750 e nel 1762, rispettivamente, se ne occuparono gli spagnoli G. Garcia e C. Casal descrivendo la ‘lepra asturiana‘ ed il ‘mal della rosa delle Asturie‘.

In Italia, la malattia fu estremamente diffusa fra il XVIII e il XIX secolo, esclusivamente nelle zone settentrionali, dove fu sconfitta solo nella seconda metà del XX secolo. Il termine pellagra apparve per la prima volta nel 1761, in un libro del medico Francesco Frapolli (morto nel 1773), intitolato “Animadversiones in morbum vulgo pellagram” pubblicato a Milano. Il termine fu preso dal dialetto lombardo, per indicare la caratteristica pelle ruvida causata dalla malattia. Un grande contributo alla conoscenza della pellagra lo diede, nel XVIII secolo, il medico lombardo Gaetano Strambio (1752-1831), autore di tre trattati sulla malattia: celebre è il suo libro ‘De Pellagra‘ del 1787.


Breve cronistoria (3)

Eruzione cutanea nella pellagra. https://www.healthline.com/health/pellagra#symptoms

Egli non solo stabilì clinicamente il quadro morboso della malattia, ma ne indicò la eziologia, offrendo dei mezzi per combatterla. Studiò le alterazioni cutanee (che tuttavia riteneva non essere un sintomo essenziale della malattia) e quelle neurologiche, mettendo in evidenza psicosi e particolari affezioni del sistema nervoso. Lo Strambio indicò anche essere la causa della malattia l’alimentazione maidica e ne stabilì il rimedio nella modificazione del sistema di panificazione e di cottura della polenta. A suo modo di vedere, dunque, la pellagra era un’intossicazione invece che una malattia carenziale


una malattia carenziale

Nella foto la colonna di distillazione usata da Elvehjem per isolare la niacina.

Alla fine del XVIII secolo, era proprio l’Italia il paese più colpito, tanto che cominciarono gli interventi pubblici per estirpare questa piaga: nel 1776 il governo della Repubblica di Venezia individuava la causa della pellagra che colpiva i propri contadini nei «sorghi turchi immaturi e guasti» ripescati dai terreni alluvionati.

Nel 1937, il biochimico Conrad Arnold Elvehjem (McFarland, 27maggio 1901 – Madison, 27luglio 1962) e i suoi colleghi dell’Università del Wisconsin-Madison riuscirono a dimostrare che l’acido nicotinico aveva la proprietà di guarire una malattia dei cani nota per la sua sintomatologia come “black tongue” (Lingua Nera), nota da tempo per essere equivalente alla pellagra umana. In quell’anno egli aveva identificato una molecola trovato nella carne fresca e nel lievito come una nuova vitamina, l’acido nicotinico, ora chiamato niacina.
Subito dopo la pubblicazione dell’articolo vennero riferiti anche i primi successi nel trattamento della pellagra umana attraverso la somministrazione dell’amide dell’acido nicotinico, chiamato perciò anche “fattore PP” (Pellagra Preventing).


cesare lombroso e la pellagra

“Dire al colono che, se vuol premunirsi dalla pellagra, bisogna che mangi bene e beva meglio, è un affermare una verità, certamente, ma una verità inutile, dannosa anzi, e che piuttosto
potrebbe dirsi una crudele ironia. Il poveretto, a cui noi dal comodo seggiolone diamo questo consiglio, non può metterlo in pratica, e, se lo potesse, non aspetterebbe, no certo, che glielo suggerissimo. …
Fortunatamente l’esperimento ci dimostrò che la malattia della pellagra non proviene già dall’uso di sostanze troppo scarse di azoto, ma dall’ingestione del maiz affetto da una data malattia;
e per quegli incrociamenti che non mancano mai quando si cammina nel vero, questa nozione ci venne or ora ribadita dalle analisi chimiche.”

“Io, pel primo, convengo che la lauta nutrizione, carnea
specialmente, giovi al pellagroso; che molte volte, non sempre, lo conduca a momentanea guarigione. Questa guarigione molto bene si spiega pel marasma di alcuni visceri, del cardiaco in
ispecie, prodotto dal veleno, e che il vitto carneo arresta o fa cessare; ma, sopratutto, perchè il vitto carneo e l’alcoolico diventa per esso un vero metodo del Training, metodo che giova in quasi tutte le malattie croniche; un organismo, sottoposto ad una completa mutazione degli elementi dell’alimentazione, e alle volte anche del respiro, deve, naturalmente, subire una trasformazione, che qui tanto più è benefica, inquantochè esso, per la molta miseria, spesso fu sottoposto ad una vera inanizione, e come che, molte volte, il veleno maidico induce l’atrofia di alcuni organi, atrofia che dal ricco alimento è debitamente curata.”


riferimenti:

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