Breve cronistoria del primo trapianto cardiaco in Italia: Vincenzo Gallucci

BREVE RACCONTO DEL PRIMO TRAPIANTO DI CUORE IN ITALIA: Vincenzo Gallucci

 

«E restando all’Università che cosa vorrei fare? Mi piacerebbe fare il chirurgo… Riuscirò a farlo? È questo che mi tormenta perché è una delle branche più difficili della Medicina e senz’altro la più lunga, ma è troppo bello per rinunciare! Non so spiegarmi come mi sia venuto questo desiderio, ma ad un certo momento mi ha pervaso… Le difficoltà sono moltissime e di ogni genere, ma io voglio sognare!»

[Vincenzo Gallucci, estate 1957]


dalla morte alla vita

Vincenzo Maria Gallucci (Ferrara, 1º novembre 1935 – Verona, 10 gennaio 1991)

L’8 novembre 1985, un ragazzo di 18 anni, Francesco Busnello, vittima di un incidente stradale con la moto (allora il casco non era obbligatorio), vien ricoverato nel reparto di Rianimazione di Treviso.
Alle 11:00 del mattino del 12 novembre il giovane Francesco entra in coma profondo irreversibile e dal quel momento il suo encefalogramma rimane piatto. Trascorse le 12 ore previste dalla legge, la speciale commissione indicata nel decreto firmato dal ministro per la Sanità, avendo constatato che per il tempo prescritto l’encefalogramma è rimasto piatto, stabilisce che si può dichiarare sopravvenuta morte.


UNA CORSA DA UNA SALA OPERATORIA ALL’ALTRA

il professor Gallucci in sala operatoria

A Treviso, in sala operatoria, al fianco del professore, c’è anche Carlo Valfrè, uno degli allievi prediletti, al quale è demandato il compito di aprire il torace di quel ragazzo. Sul cadavere di Francesco sono recise l’aorta, l’arteria polmonare, le quattro vene polmonari e le due vene cave. Tutta l’operazione dura appena sei minuti. Il cuore di Francesco, così giovane, si contrae in maniera vigorosa, viene imballato in un contenitore di plastica, immerso in un liquido congelato, acqua e ghiaccio. La soluzione cardioplegica e il trasferimento in sacchetti contenenti soluzione fisiologica a 4° centigradi permetteranno all’organo di resistere in simili condizioni per circa quattro ore, un margine sufficiente per completare il trasferimento fino a Padova.


A Padova, a Padova

Ilario Lazzari

Il cuore dentro il piccolo frigorifero è ora nelle mani di Vincenzo Maria Gallucci, professore di Chirurgia Toracica a Padova, formatosi a cavallo della metà degli anni sessanta negli USA, che lo appoggia sulle sue ginocchia.
Alle 03.10 del 14 novembre, un’anonima Mercedes grigia si dirige verso il Policlinico di Padova dove c’è già un uomo con il petto aperto: è Ilario Lazzari, un trentanovenne di Vigonovo (VE) affetto da miocardiopatia dilatativa. Ilario a Padova è messo in circolazione extracorporea, gli tolgono il muscolo cardiaco.

Non si tratta di rimuoverlo completamente, bensì si asporta a livello di atri, lasciando in sede sia la parte posteriore che quella delle pareti. Detto volgarmente non si tratta dunque di una sostituzione completa, ma di innestare il cuore nuovo su quella che è chiamata placca atriale.


il trapianto

Alle 4 del mattino, giunti a Padova, il professor Gallucci può iniziare l’intervento di trapianto vero e proprio: Il cuore di Francesco è suturato con le pareti atriali e collegato con l’arteria polmonare e l’aorta, per ristabilire la circolazione coronarica. Poi è espulsa l’aria dalle cavità cardiache. Il cuore di Francesco risulta più piccolo di un quarto rispetto a quello di Ilario, creando qualche problema. Del resto Busnello pesa 70 chili, Lazzari 85. Ma, fortunatamente, il cuore nuovo di Ilario riparte spontaneamente a ritmo sinusale, senza bisogno di alcun stimolo elettrico. Gallucci, che ha usato la tecnica messa a punto dai colleghi cardiochirurghi di Pittsburg, finalmente vince la sua battaglia.


una triste sorte

la stretta di mano tra Ilario Lazzari e Vincenzo Gallucci

Ma la sorte non è stata benevola nei confronti dei due protagonisti del primo trapianto di cuore in Italia: Il professor Gallucci, che era nato a Ferrara il 1° novembre 1935 da padre calabrese, morirà il Il 10 gennaio 1991, vittima di un incidente stradale, mentre Ilario Lazzari contrasse il virus dell’HIV (allora poco conosciuto) a seguito di una trasfusione dopo il trapianto cardiaco e morirà, indebolito dall’AIDS, di un infezione polmonare il 12 giugno 1992.


riferimenti:

 

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