Agli albori della teratologia: Fortunio Liceto

Agli albori della teratologia: Fortunio Liceto

21 gennaio 1615

Avendo io Agostino Dolce Segretario letto un libro in foglio di carte ottanta, scritto a penna dall’Eccell. Sig. Fortunio Liceti genovese intitolato “De Monstrorum caussis natura, & differentis Libro Duo” …

Nel quale non avendo trovato cosa contraria alla Santa Fede, Principi e Buoni Costumi: lo giudico con giuramento degno di Stampa

[Agostino Dolce Segretario, dalle ‘Approbationes’ al Libro]


IL SEICENTO

Una tavola anatomica teratologica tratta dal “De Monstrorum caussis natura, & differentis Libro Duo” (1616) di Fortunio Liceto.

Nel secolo XVII si comincia a porre la prima base allo studio dei mostri, orientandosi gli osservatori verso una interpretazione naturalistica.

Tuttavia, la causa soprannaturale ancora si imponeva e si accoppiava alle nuove vedute sulla generazione. Cosi i preformisti, i quali credevano nella preesistenza di un piccolissimo seme maschile o femminile, collegavano ad esso, portatore del peccato originale, anche la formazione di mostruosità.

Molti furono coloro che si occuparono dell’argomento, eseguendo anche esatte anatomie di feti mostruosi.


fortunio liceto

Fortunio Liceto (Rapallo, 3 ottobre 1577 – Padova, 16 giugno 1657)

L’autore che maggiormente viene ricordato per questo argomento è Fortunio Liceto (1577-1657), di Rapallo.

Secondo una leggenda locale Fortunio Liceto nacque prematuro (6 mesi), venendo alla luce su una nave presa da tempesta lungo le coste tra Recco e Rapallo. Sempre secondo la tradizione orale suo padre, Giuseppe Liceto, che era un medico famoso, lo mise in una scatola di cotone dentro un forno, come si faceva per far schiudere le uova, inventando così il prototipo della moderna incubatrice, donde il nome che gli fu impartito.

Dopo aver compiuto i primi studi sotto la guida del padre, dal 1595 al 1599 Fortunio studiò Filosofia e Medicina a Bologna, dove ebbe come insegnanti il galenista Giovanni Costeo e Federico Pendasio, che esercitarono su di lui una profonda influenza.


Breve biografia di Fortunio Liceto

Frontespizio del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Nel 1600 egli ottenne a Genova il dottorato in Filosofia e Medicina davanti al Collegio medico cittadino. Il 5 novembre 1600 fu nominato lettore di logica nello Studio di Pisa e nel 1605 passò alla cattedra di filosofia straordinaria. Nel 1609 si insediò presso l’Università di Padova ottenendo una cattedra di filosofia. Ritornato nel 1636 all’Università di Bologna come insegnante di Medicina vi restò fino al 1645, quando fece ritorno nella città padovana per ricoprire la cattedra di Medicina presso l’Università.

Nella sua vita scrisse numerose opere di filosofia naturale e di medicina, tra le quali i due libri più famosi intitolati “De monstruorum causis, natura et differentis” (trad: “Le cause, la natura e le differenze dei mostri“), stampati nel 1616, nei quali riprese le soluzioni aristoteliche sul problema delle anomalie genetiche, e i quattro volumi del “De spontaneo viventium ortu“, nel 1618, nei quali sostenne la nascita spontanea degli animali inferiori.


OPERE DEL LICETO

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Altri testi importanti per la ricerca furono i volumi “De lucernis antiquorum reconditis“, scritto nel 1621 e apprezzato da Claudius Berigardus, e la “Silloge Hieroglyphica, sive antiqua schemata gemmarum anularium” del 1653. Trattò inoltre la questione dell’anima delle bestie nel “De feriis altricis animae” del 1631.

Le sue opere furono chiaramente ispirate ad Aristotele, in particolare gli studi sul problema della generazione vivente e sul cosmo, entrando talvolta in contrasto con il famoso scienziato e scopritore pisano Galileo Galilei, specialmente per quanto riguarda la struttura dei cieli e della Luna, che Liceti considerava una sfera perfetta e trasparente la cui luminosità non era un riflesso della luce solare, ma veniva generata al suo interno.


UNO SPIRITO VERSATILE

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Il Liceto fu in rapporto epistolare con numerosi eruditi contemporanei (tra gli altri L. Allacci, A. Aprosio, J. Chapelain, C. Dal Pozzo, J. Wesling, T. Bartholin, M.A. Severino, G.B. Hodierna, G. Naudé, G. Patin, N.-C. Fabri de Peiresc, P. Gassendi, N. Heinsius, A. Kircher) e con altri sostenne vivaci controversie (oltre a quelli citati più avanti, G.D. Sala, L. Alberti, M. Mondini, L. Froidmont, G. Nardi).

Di Galileo Galilei fu collega per quasi un anno e da lui fu aiutato, appena giunto a Padova, con un prestito di denaro; a sua volta il Liceto, dopo la partenza di Galilei da Padova si fece tramite di sue lettere e di denaro per Marina Gamba.


LICETO, UN PERIPATETICO ‘sui generis’

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Al Liceto è stata a lungo addossata l’etichetta di intransigente sostenitore della dottrina peripatetica, chiuso a tutto ciò che si scostasse dalla propria interpretazione del pensiero aristotelico, cieco e sordo all’esperienza e alle ragioni dell’evidenza. Delle sue opere, lo storico Girolamo Tiraboschi apprezzava soltanto quelle antiquarie.

È bensì vero che egli si vantava di filosofare “pure peripatetice“, ma già E. Renan affermava che egli fece penetrare nel peripatetismo scolastico lo spirito della filosofia moderna e Arturo Castiglioni riconosceva che egli “svolse in senso empiristico le dottrine aristoteliche ammettendo però una potenza dell’anima che domina e corregge l’attività dei sensi“, sicché nelle sue opere è dato di avvertire, più evidentemente che in quelle di altri contemporanei, “quel lavorio e quello sforzo critico attraverso il quale si veniva faticosamente aprendo strada la scienza e la filosofia moderna“.


FILOSOFIA DEL LICETO

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Le opere filosofiche del Liceto riguardano soprattutto la filosofia naturale (che egli preferiva definire “physiologia“). Nei “De animarum rationalium immortalitate libri quatuor, Aristotelis opinionem diligenter explicantes” (Padova 1629) egli ripropose contro gli ‘alessandristi’ l’interpretazione del pensiero aristotelico nel senso della tesi di un’immortalità personale dell’anima umana; nel ‘De pietate Aristotelis erga Deum et homines’ (Udine 1645) sostiene che sia altamente verosimile la salvezza eterna di Aristotele.

Nei problemi attinenti alla generazione e allo sviluppo, la sua adesione alla dottrina aristotelica è tutt’altro che incondizionata e totale.


FILOSOFIA E GENERAZIONE

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Nel “De ortu animae humanae” (Genova 1602) egli esamina da dove, in che modo e quando giungano al feto umano le singole parti dell’anima (vegetativa, sensitiva e razionale), mentre il “De perfecta constitutione hominis in utero liber unus” (Padova 1616) è dedicato alla formazione e allo sviluppo del feto. A differenza di Aristotele, oltre al seme maschile egli ammette anche un seme femminile, che porta al feto l’anima vegetativa.

Secondo il Liceto il seme è costituito da particelle provenienti da tutte le parti del corpo dei genitori, delle quali portano la forma. Questa teoria preformista, ben lontana dalle concezioni epigenetiche aristoteliche, fu utilizzata dal Liceto per spiegare lo sviluppo embrionale, la trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti, la produzione dei mostri e l’ibridismo interspecifico.


il de monstrorum

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

L’opera principale del Liceto in questo campo e la più nota è il “De Monstrorum caussis natura, et differentis” (Padova 1616).

Riedita, sempre a Padova, nel 1634, arricchita di numerose illustrazioni, fu ristampata più volte (pregevoli le edizioni Amsterdam 1665 e Padova 1668, con aggiunte di G. Blaes) e tradotta in francese da J. Palfyn (Leida 1708; nuova traduzione abbreviata “De la nature, des causes, des différences des monstres d’après Fortunio Liceti”, a cura di Fr. Houssay, Paris 1937).


Esordi della teratologia

Una tavola teratologica del ‘De Monstrorum” di Fortunio Liceto.

Pregevole è la classificazione teratologica adottata dal Liceto nel suo ‘De Monstrorum’, nella quale le mostruosità sono classificate per la prima volta secondo criteri morfologici e non causali.  Egli prende in considerazione diverse cause nella procreazione di mostri: soprannaturali, se dipendenti dal castigo di Dio dato agli uomini, sensuali, se derivanti dall’immaginazione materna, fisiche, se dipendenti da vizio nello sviluppo delle parti.

Tra le cause fisiche che danno origine alla procreazione di mostri, Liceto prospetta la ristrettezza dell’utero e delle membrane che racchiudono il feto, le anomalie della funzione placentare, le aderenze dell’amnios con l’embrione, intuendo per primo la possibilità che malattie del feto siano causa di malformazioni.


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