Risonanza magnetica in gravidanza

RISONANZA MAGNETICA IN GRAVIDANZA

Risonanza magnetica fetale

La dottoressa Sarah Sarvis Milla utilizza molto spesso la risonanza magnetica (MRI) per chiarire cosa sta succedendo nei suoi pazienti, compresi quelli ancora in utero. Dice che il potere della risonanza magnetica può stupire anche i professionisti esperti. “A volte, i medici che si consultano passano e dicono: ‘Oh mio Dio, puoi davvero vedere il feto!‘”, Dice. Le scansioni sono incredibilmente dettagliate; puoi distinguere ossa, tessuti, cervello e occhi.

L’ecografia è l’esame di prima linea durante la gravidanza. Tuttavia, in alcune circostanze, la risonanza magnetica fetale può essere indicata per completare la diagnosi dell’esame ecografico.


MRI FETALE

Risonanza magnetica di un feto affetto da “Pentalogia di Cantrell”.

Grazie allo sviluppo di sequenze ultraveloci, la risonanza magnetica fetale consente immagini con un migliore contrasto dei tessuti rispetto agli ultrasuoni, con un campo visivo più ampio, senza limitazioni per obesità materna o ridotta quantità di liquido amniotico. La risonanza magnetica fetale eseguita utilizzando magneti da 1,5 T, essendo i magneti più comuni, si è dimostrata innocua per il feto.
La risonanza magnetica fetale può eseguita mentre la madre giace su un letto che scorre all’interno del magnete. L’esame è abbastanza rumoroso, quindi le pazienti indossano una cuffia per la protezione dell’udito. La durata dell’esame dipende dall’indicazione e può variare da meno di un minuto a circa 30 minuti. In generale, un esame fetale standard dura circa 20 minuti.
Le indicazioni di RM fetale sono variabili ma principalmente tale esame sarà indicato per patologie cerebrali, anche in caso di toxoplasmosi o sieroconversione da citomegalovirus. Un’altra indicazione è in caso di anomalie toraciche, con lo scopo di misurare la dimensione del polmone e stabilire una prognosi.


POTENZIALITA’ E RISCHI ANCORA DA ESPLORARE

Le conclusioni di uno studio scientifico pubblicato nel 2016 sulla rivista scientifica JAMA (“Association Between MRI Exposure During Pregnancy and Fetal and Childhood Outcomes“) sono state:

“L’esposizione alla risonanza magnetica durante il primo trimestre di gravidanza, rispetto alla non esposizione, non è stata associata ad un aumento del rischio di danni al feto o nella prima infanzia. La risonanza magnetica con gadolinio in qualsiasi momento durante la gravidanza è stata associata a un aumento del rischio di un’ampia serie di malattie cutanee reumatologiche, infiammatorie o infiltrative e al rischio di morte in utero o morte neonatale. Lo studio potrebbe non essere stato in grado di rilevare rari esiti avversi”.

Insomma, il rapporto tra la risonanza magnetica e vita fetale è ancora in fase di studio. Il punto focale appare essere i rischi legati all’esposizione al gadolinio, il mezzo di contrasto usato per questa tecnica.
In certi casi, come appare da alcune immagini riportate nel post, il pericolo sembra essere quello estetico, e cioè la possibilità di ottenere delle espressioni del volto fetale che sono una via di mezzo tra l’urlo di Munch ed Homer Simpson…


RIFERIMENTI:

un piccolo frame

frame della fase espulsiva di un parto documentate nel 2010 al Charité University Hospital di Berlino. La partoriente era una donna di 24 anni; il parto si è svolto con in anestesia epidurale, su un lettino da risonanza. Sono stati acquisite 7 sequenze per un totale di 45 minuti. (https://www.youtube.com/watch?v=higx9gU07Yc&t=11s)


 

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