Medico arabo vs Medico franco raccontato dal prof. Alessandro Barbero

Medico arabo vs Medico franco raccontato dal prof. Alessandro Barbero

Nella sua lezione sul rapporto tra gli occidentali europei ed i popoli incontrati durante la loro prima crociata (bizantini e turchi principalmente), ad un certo punto il prof. Alessandro Barbero racconto un episodio narrato da Usama ibn Munqidh (1095-1188), autore di una celebre cronaca autobiografica, “Il libro della riflessione“, che fornisce un quadro della Siria del XII secolo, nonché delle relazioni tra occidente latino e mondo musulmano nel contesto dei conflitti di religione.

Usama Ibn Munqidh fu uno scrittore, militare e diplomatico musulmano della dinastia degli emiri di Shayzar, nel nord della Siria. La sua vita coincise con il sorgere di numerose dinastie musulmane, con l’espansione dei turchi selgiuchidi e con la nascita degli stati crociati conseguente alla Prima crociata.


il racconto del prof. Barbero

Il prof. Alessandro Barbero

Questo signore cristiano aveva chiesto a lui (Usama ibn Munqidh, ndr) di mandargli un medico, perché c’erano dei malati ed i cristiani non riuscivano a curarli; quindi in un momento di tregua chiesero all’emiro mussulmano di mandarli un medico. L’emiro mandò un medico, un medico cristiano di nome Thabit. Un momento cristiano, certo cristiano ma arabo cristiano perchè nel mondo mussulmano di allora ci sono un sacco di ebrei, cristiani e così via, però lui, il medico, è un arabo di cultura. Questi, il medico, dopo nemmeno dieci giorni fu di ritorno. Noi gli dicemmo: ‘hai fatto presto a curare quei malati!’.

Ed egli raccontò: ‘mi presentarono un cavaliere che aveva un ascesso alla gamba ed una donna afflitta da una consunzione. Feci un impiastro al cavaliere e l’ascesso si aprì e migliorò. Prescrissi una dieta alla donna rinfrescandone il temperamento’.

Quand’ecco arrivare un medico franco che disse: ‘costui non sa affatto curarli!’. E rivolto al cavaliere gli domandò: ‘cosa preferisci: vivere con una gamba sola o morire con due gambe?’. Ed avendo quelli risposto che preferiva vivere con una sola gamba, ordinò: ‘conducetemi un cavaliere gagliardo ed un’ascia tagliente’. Vennero cavaliere ed ascia ed io – sempre il medico arabo che racconta – ero lì presente. Colui adagiò la gamba su un ceppo di legno e disse al cavaliere: ‘Dagli giù un gran colpo di ascia che le tronchi la gamba di netto!’. E quegli sotto i miei occhi la colpì di un primo colpo e, non essendosi troncata, di un secondo colpo. Il midollo della gamba schizzò via ed il paziente morì all’istante.
Esaminata quindi la donna – questa era quella che soffriva di consunzione – disse: ‘Costei ha un demonio nel capo che si è innamorato di lei. Tagliatele i capelli!’. Glieli tagliarono, e quella tornò a mangiare dei loro cibi (aglio e senape); per cui la malattia aumentò. ‘Il diavolo è entrato nella sua testa’, sentenziò colui e, preso il rasoio, le aprì la testa a croce, asportandone il cervello fino a far apparire l’osso del capo che colui strofinò con il sale. E la donna, all’istante, morì.

A questo punto io domandai: ‘Avete più bisogno di me?’. Risposero di no, ed io me ne venni via dopo aver imparato della loro Medicina quel che prima ignoravo…

Segue commento del prof. Barbero sulle differenze della Medicina greco-araba fondata sui concetti medici dell’umoralismo e quella occidentale barbaro-latina più prettamente chirurgica. Il professore conclude salomonicamente (ma correttamente) che entrambe le terapie erano inefficaci: i tempi non erano ancora maturi per una medicina scientifica ed efficaci.


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