Lo stafiloma: descrizioni e trattamento a duemila anni di distanza

LO STAFILOMA: DESCRIZIONI E TRATTAMENTO DUEMILA ANNI L’UNO DALL’ALTRO

 

Con il termine stafiloma si indica lo sfiancamento della cornea o della sclera; il paziente lamenta deficit visivo soprattutto nelle forme posteriori.
L’ectasia interessa nella maggior parte dei casi la cornea (stafiloma corneale) oppure la sclera (stafiloma sclerale). Una forma particolare, primitiva, è lo stafiloma posteriore, che interessa il polo posteriore del bulbo e si accompagna per lo più a miopia.
Lo stafiloma si verifica nella parte anteriore dell’occhio soprattutto come risposta a un trauma o a un’infezione che hanno causato un disturbo dell’architettura sclerale. La pressione interna dell’occhio estende il punto debole causandone la sporgenza e l’aspetto tipico. Raramente lo stafiloma può essere causato da un’indebolimento chirurgico della sclera in un determinato punto.
In caso di stafiloma si osserva una dilatazione di un tratto della parete oculare con protusione del contenuto, il paziente lamenta deficit visivo soprattutto nelle forme posteriori.
La cura dello stafiloma prevede la riparazione con innesto di sclera liofilizzata, fascia lata, pericardio o, in ambito di sperimentazione scientifica, di membrana amniotica.

http://www.pazienti.it/malattie/stafiloma


Questi vizi nascono per lo più intorno all’occhio negli angoli e nelle palpebre. Ma sull’occhio medesimo si fa prominente talvolta la tunica esteriore, sia per rotture di alcune membrane dentro, sia per rilassatezza; e perchè assomiglia alla figura di un’acino, i greci la chiamano “stafiloma” [staphylè in greco indica il grappolo d’uva]. Doppio è il modo di curarla.
L’uno consiste nel trapassare con l’ago traente due fili la parte media alla sua radice; poi legare fra sé i due capi di un filo dalla parte superiore, così a poco a poco, resecandolo lo fanno cadere.
L’altro nel reciderne via alla sommità sua quanto una lenticchia; e poi farvi cadere polvere di tuzia o cadmia.
Eseguita l’una o l’altra, si sbatte l’albume d’uovo in lana, e vi si pone sopra; indi si fomenta l’occhio con il vapore d’acqua calda, e vi si appongano rimedi mollificativi.”

tratto da: “De Medicina” di A. Cornelio Celso, I secolo dc]

 

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