La storia dell’ipotermia terapeutica e il suo utilizzo nel danno ipossico-ischemico

La storia dell’ipotermia terapeutica e il suo utilizzo nel danno ipossico-ischemico

Anna Elisabeth Johansson Bågenholm

Tutto iniziò da un incidente sciistico subito da Anna Elisabeth Johansson Bågenholm (nata nel 1970), una radiologa svedese che, il 20 maggio 1999, scivolò su un ruscello ghiacciato.

La breccia, apertasi per impatto della sua schiena sulla superficie ghiacciata, si richiuse rapidamente imprigionando la testa e il busto della malcapitata sotto 20 cm di giaccio duro. La ragazza fortunatamente riuscì a trovare sacche d’aria sotto il ghiaccio che le consentirono di respirare, ma dopo circa 40 minuti ebbe un arresto cardio-circolatorio. Bågenholm rimase intrappolata nell’acqua gelida e sotto lo strato di ghiaccio per 1 ora e 20 minuti subendo una ipotermia estrema con riduzione della temperatura corporea a 13,7 gradi centigradi.


la temperatura del corpo umano più bassa mai registrata

I soccorritori suoi compagni di sciata, entrambi medici, dopo averla estratta dal ghiaccio le praticarono immediatamente la rianimazione cardiopolmonare (RCP). Al momento del ricovero l’attività cardiaca e cerebrale erano assenti, le pupille dilatate e il colore della cute bianco ghiaccio, ma il dottor Mads Fredrik Gilbert (nato il 2giugno 1947), anestesista e primario del pronto soccorso dell’ospedale universitario di Tromsø, che all’epoca dell’incidente, aveva già trattato molti casi di ipotermia sapeva che i pazienti prima di dichiarali morti bisognava aspettare il riscaldamento lento del corpo.

Bågenholm sopravvisse nonostante l’arresto cardiaco per tanti minuti probabilmente grazie all’ipotermia spinta che aveva ridotto al minimo le richieste energetiche dei vari tessuti specialmente del cervello ma anche, sicuramente, per il graduale riscaldamento eseguito dal dr. Gilbert, che aveva capito quanto importante fosse questo aspetto considerando che il maggior danno cerebrale si verifica proprio durante un rapido riscaldamento corporeo.


IPOTERMIA PER LA VITA

Anna Elisabeth Johansson Bågenholm ed il team del prof. Gilbert.

Questo episodio segnò l’inizio delle ricerche sull’utilizzo dell’ipotermia indotta nel trattamento del danno ipossico-ischemico nell’adulto e poi nel neonato.

Sebbene si sia ripresa quasi completamente dall’incidente, Anna Elisabeth alla fine del 2009 soffriva ancora di sintomi minori alle mani e ai piedi legati a lesioni nervose. Quando si era risvegliata dal coma, il 30 maggio 1999, ella era paralizzata dal collo in giù.


sfidando la morte

Il caso di Bågenholm è stato riportato e analizzato nella principale rivista medica britannica ‘The Lancet’ e in libri di testo medici. L’impresa di Gilbert nel trattamento dell’ipotermia estrema è stato raccontata nel libro “Cheating Death: i dottori e i miracoli medici che stanno salvando vite contro ogni previsione” del neurochirurgo Sanjay Gupta, oltre ad essere apparso nel programma televisivo della CNN Another Day: Cheating Death“. Nel 2013, Gilbert è stato nominato comandante dell’Ordine di Sant’Olav per i suoi contributi complessivi alla medicina d’urgenza.


tratto da un post di Domenico Dentico


riferimenti:

 

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