La nascita dell’ecocardiografia

la NASCITA DELL’ECOCARDIOGRAFIA

Albert Einstein, che era amico della famiglia Hertz, tiene per mano il piccolo Hellmulth Hertz. Il padre di Hellmuth era Gustav Hertz che, insieme a James Franck, vinse il Premio Nobel per la Fisica nel 1925, mentre lo zio era Heinrich Hertz, il quale dimostrò l’esistenza delle onde elettromagnetiche.

I rilevatori oceanici ultrasonici dei fondi marini furono sviluppati nel corso della seconda guerra mondiale e furono utili nel tracciare la rotta degli ubiquitari sottomarini tedeschi. Il principio attirò l’attenzione del dr Inge Edler (1911-2001) riguardo alla sua potenziale applicazione nella visualizzazione delle strutture cardiache. Egli era già consapevole del suo uso nel tentativo di localizzare i tumori cerebrali.

Cercando di raggiungere questo scopo, chiese al fisico Carl Hellmuth Hertz (1920-1990) di condurre delle ricerche. Il progetto ebbe inizio con un sonar preso in prestito da un cantiere navale locale e con il dr Hertz che registrava gli echi del suo stesso cuore. Queste prime osservazioni suscitarono un interesse tale che Edler ed Hertz progettarono insieme una versione modificata dello strumento affittato, ed in seguito convinsero una ditta di strumenti elettronici medici a costruirne un prototipo. Questo fu chiamato “riflessoscopio ultrasonico”, e per molti anni servì da strumento per l’esplorazione degli echi cardiaci e la loro genesi.
Il loro primo report comparve nel 1954 e riguardò la registrazione continua dei movimenti delle pareti cardiache.

ultrasuoni cardiaci

Edler ed Hertz ad un simposio sull’ecocardiografia nel 1977 presso Lund, in Svezia.

Due anni dopo, Edler ed Hertz descrissero il quadro cardiografico con ultrasuoni nelle malattie valvolari mitraliche. Essi pensavano di aver registrato gli echi provenienti dalla parete atriale sinistra e che i vari pattern di queste registrazioni erano sufficientemente distinte da permettere a loro di diagnosticare la presenza della stenosi mitralica. Ulteriori studi rivelarono che gli echi, in realtà, provenivano dal lembo anteriore della valvola mitralica. Edler, prima da solo e dopo insieme ai suoi colleghi, proseguì gli studi anatomici e fisiologici che dovevano servire ad identificare l’origine dei vari tipi di eco. Nel 1961 essi riportarono uno studio sperimentale che condusse ad una appropriata definizione dei movimenti delle valvole aortiche e mitraliche.
Sebbene fossero passati solo pochi anni tra questo ultimo studio di Edler ed il suo primo articolo del 1954, in questo arco di tempo, la nuova tecnica catturò l’interesse di molti ricercatori europei.


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