La bottiglia di Leida

uNO DEI GRANDI STRUMENTI DEL PROGRESSO SCIENTIFICO: LA BOTTIGLIA DI LEIDA

Il vescovo della Pomerania, Edwald von Kleist, dimostrò nel 1745 che la carica di una macchina elettrica può essere trasferita in una bottiglia di vetro ed immagazzinata dentro. Il vescovo potrebbe essere stato una delle prime vittime dello shock da elettricità statica. Una volta caricate, queste macchine elettriche, sebbene primitive, immagazzinavano una grande quantità di elettricità statica. Un giorno, dopo aver spinto un’asta di ferro attraverso il tappo di una bottiglia riempita con mercurio, egli portò l’asta sulla parte conduttrice di una macchina elettrica. Il vescovo toccò accidentalmente il conduttore e provò immediatamente un violento shock sul suo braccio. La scossa di von Kleist fu sperimentata anche dai fisici dell’Università di Leida che conducevano ricerche con bottiglie cariche sotto la direzione di Pieter van Musschenbroek (1692-1761).


tra ricerche ed incidenti

La notizia di queste esperienze richiamò l’attenzione dell’abate Nollet che, nello stesso periodo, studiò le possibili cause di questi incidenti. Jean-Antoin Nollet chiamò la bottiglia di vetro “bottiglia di Leida” (Leyden Jar) e da allora quel nome si è conservato.
La bottiglia di Leida divenne un importante strumento di ricerca negli anni successivi. I progressi resero la bottiglia così potente da produrre scintille talmente grandi che si potevano trasmettere attraverso lunghi circuiti di fili e d’acqua. Le sue capacità letali furono sperimentate con la morte di piccoli animali.
La bottiglia fu anche utilizzata come una sorta d’intrattenimento. Cohen racconta come tutte le 700 scimmie del Convent du Paris furono sottoposte a shock con scintille della lampada mentre erano agganciate tra loro tenendosi mano nella mano.


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