Il verme del cuore ed uno strano caso descritto dal dott. Benivieni

IL VERME DEL CUORE ED UNO STRANO CASO DESCRITTO DAL DOTT. BENIVIENI

Dirofilaria” è un genere di verme cilindrico, agente della dirofilariosi, elmintiasi degli animali selvatici e domestici trasmissibile solo accidentalmente all’uomo. I nematodi del genere Dirofilaria sono nematodi sottili, i cui stadi larvali si trovano generalmente nell’ospite definitivo (soprattutto cane) distanti dal loro luogo di origine. Gli embrioni del genere Dirofilaria (microfilarie) si sviluppano nell’utero del verme adulto femmina, ovovivipare, e sono rilasciati nel flusso sanguigno dove si rendono disponibili per i vettori ematofagi ospiti intermedi (zanzare).


Nella foto il cuore di cane da pastore tedesco infestato da Dirofilaria immitis

vedi:

il caso clinico del dott. Benivieni

Il caso clinico descritto dal celebre medico fiorentino Antonio Benivieni (1443-1502) è probabilmente grossa panzana, eppure in qualche modo la sua descrizione evoca la biologia della dirofilaira.

Di un verme vomitato

“Un certo Giovanni legnaiolo quadragenario essendo molestato da due anni da un vivo e quasi continuo dolore al cuore, e per esso molte volte essendo stato in grave pericolo della vita, dopo aver consultati, ma indarno, tutti i più valenti medici del nostro secolo, venne finalmente da me pregandomi, che se io avessi modo, porgessi rimedio a sì grave male.
Mossemi io lo confesso, non tanto il caso stesso che per sè mi parve bene maraviglioso, ma vie più le lacrime dell’infermo ed il suo scongiuro pieno di pietà. Incominciai impertanto meco stesso a pensare se ciò dipendesse dalla mala condizione del ventricolo o del cuore, oppure se dalla costui natura calda o fredda o secca, semplice o mista. Ma non ne appariva un segno di fondata sicurezza; imperciocchè la nobile ed eccellente natura del cuore non avrebbe sostenuto per tanto tempo un’offesa siffatta, non potendo nel cuore allignare niuna sorte di malattia che non conduca l’individuo a pronta morte. Pensando io adunque che qualche maligna e perniciosa materia stanziasse nel ventricolo, la quale, per esser esso vicino al cuore, salendo al capo molestasse l’infermo, parvemi si dovesse in qualunque modo cacciarla via.
Per la qual cosa ordinai un medicamento per far vomitare, con cui sebbene fosse rigettata una materia guasta e putrida pure il dolore non cessò. Consigliai impertanto che di nuovo si ritentasse il vomito, il quale ad onta che fosse scorsa una breve giornata, l’ottenni più abbondante, e per di lui mezzo fu espulsa una pituita più densa, e insieme con essa un verme lungo quattro dita abbastanza grossoccio, col capo rosso, liscio e rotondo e della grandezza presso a poco di un pisello, nel resto del corpo coperto di una certa tal qual lanugine, con la coda forcata a nuova luna, che si reggeva su quattro piedi, due sulla destra ed altrettanti sulla parte sinistra. Stupefatto della forma del verme lo mostrai a medici di molta dottrina, ma niuno ritrovai che confessasse aver veduto una simile maraviglia. Però eravi presente un certo vecchio che non sapeva di medicina, il quale attestò aver veduto un verme simile vomitato da un tale Alessandro Cenobita, che, com’egli asseriva, morì subito che l’ebbe reso. Andava dicendo perfino che questo animale era il verme del cuore. L’infermo nostro al contrario, non appena l’ebbe vomitato ritornò alla primiera salute.”


vedi:
  • Di alcune ammirabili ed occulte cause di morbi e loro guarigioni. Libro di Antonio Benivieni fiorentino, volgarizzato e corredato di un elogio storico intorno alla vita e alle opere dell’Autore” Per cura del Dottor Carlo Burci, professore di Anatomia Patologica nell’Arcispedale di S. M. Nuova di Firenze”, 1843, pagg. 55-57

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