Feto di 18 settimane: la più grande fotografia del XX secolo?

Feto di 18 settimane: la più grande fotografia del XX secolo?

Nell’aprile del 1965, la rivista “LIFE” mise in copertina una fotografia chiamata “Feto di 18 settimane” creando scalpore. L’edizione ebbe un grande successo, diventando la copia più venduta dell’intera storia di Life. Con colori e dettagli cristallini, l’immagine mostrava un feto nella sua sacca amniotica, con il cordone ombelicale che si snodava sulla placenta. Il bambino non ancora nato, fluttuando in uno sfondo apparentemente cosmico, appare vulnerabile ma sereno. I suoi occhi sono chiusi e i suoi piccoli pugni perfettamente formati sono stretti al petto. Grazie alla cattura del più universale dei soggetti, la nostra stessa creazione, “Feto di 18 settimane” è stata una delle grandi fotografie del 20° secolo, tanto emotiva quanto tecnicamente impressionante, anche per gli standard di oggi. E il suo impatto fu enorme, diventando qualcosa che il suo creatore lottò per controllare, mentre l’immagine veniva utilizzata a fini propagandistici da movimenti anti-aborto.


Feto di 18 settimane

Lennart Nilsson (24 agosto 1922 – 28 gennaio 2017) nei suoi indumenti chirurgici con la sua macchina fotografica endoscopica.

Feto di 18 settimane” è stata scattata da Lennart Nilsson, come parte di una sorprendente serie di immagini prenatali di questo visionario fotoreporter svedese. Le sue immagini rivoluzionarie hanno raggiunto una nuovo pubblico, essendo state appena esposte alla “Fiera d’arte fotografica di Parigi“, ed è la prima volta che sono esposte fuori dalla Svezia.

Nilsson raccontò agli editori di Life il suo progetto fotografico  per catturare gli inizi dell’esistenza umana durante un viaggio a New York nel 1954.

Era impossibile per noi non esprimere un certo scetticismo sulle sue possibilità di successo“, ha ricordato uno degli editori. Un decennio dopo, egli tornò con le prime fotografie, scattate sia a colori che in bianco e nero – un’impresa senza precedenti che fonde fotografia e studio biologico. Queste furono pubblicate su Life come un saggio fotografico iconico, intitolato “Drama of Life Before Birth” (“Lo spettacolo della vita prima della nascita”).


una nuova tecnica

La tecnologia degli ultrasuoni è stata introdotta per la prima volta a scopi clinici a Glasgow nel 1956. Ma lo sviluppo di un bambino non ancora nato attraverso queste immagini non era comune negli ospedali fino agli anni settanta, e ancora oggi la qualità è scarsa. Così, invece, Nilsson chiese l’aiuto di due esperti tedeschi di endoscopia, Karl Storz e Jungners Optiska, che crearono tubi ottici con macro-lenti e strumenti ottici ad ampio angolo, i quali potevano essere inseriti nel corpo di una donna.

Nilsson riuscì fotografare un solo feto vivente, usando una macchina fotografica endoscopica che si muoveva nel grembo materno.


UN LUNGO IMPEGNO

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Questa foto è stata pubblicata su Life ed è distinta dalle altre – essendo stata scattata all’interno dell’utero non è in grado di catturare il feto nella sua interezza. Tutte le altre immagini provenivano da aborti. Il fotografo ha lavorato a stretto contatto con il professor Axel Ingelman-Sundberg, allora capo della clinica ginecologica dell’ospedale “Sabbatsberg” di Stoccolma, realizzando centinaia di scatti con la sua fotocamera Hasselblad dal 1958 al 1965. Ogni volta che l’ospedale aveva accesso a un feto (o embrione) che Nilsson poteva fotografare, egli veniva chiamato immediatamente dal momento che era essenziale fare le foto nell’arco di poche ore.


FETI NELLO SPAZIO

Nilsson aveva allestito uno studio all’ospedale dove i suoi soggetti sarebbero stati collocati in un ambiente simile ad un acquario, motivo per cui sembrano galleggiare nello spazio. Insieme, i suoi scatti crearono una sequenza temporale affascinante, da un uovo fecondato con sperma a feti in varie fasi fino al sesto mese di gravidanza.

Nilsson ha anche pubblicato le foto in “A Child Is Born“, intese come guida per le madri. È uno dei libri illustrati più venduti di tutti i tempi, essendo stato tradotto in 20 lingue.


un libro, una guida

Il suo interesse a guardare dentro i corpi per capire l’invisibile sarebbe continuato dopo la sua serie di feti: a Nilsson è attribuita la possibilità di scattare le prime fotografie dei virus della SARS e dell’HIV. Dopo l’ascesa della televisione, si è dedicato alle immagini in movimento, realizzando documentari come il film vincitore del premio Emmy 1982 “The Saga of Life“.

Dopo l’enorme successo sia della copertina di ‘Life‘ che di ‘A Child is Born‘, Nilsson ha raggiunto una grande fama in tutto il mondo.


una grande eredità

Anne Fjellström, sua figliastra, ha lavorato come assistente in un’edizione del 1990 di ‘A Child is Born’ ed è rimasta affascinata dal suo lavoro. “Ho trascorso gli ultimi 20 anni a cercare di capire tutto ciò“, afferma Fjellström, che ora è responsabile della sua proprietà.

Man mano che il movimento di liberazione delle donne cresceva e il dibattito sui diritti riproduttivi infuriava, le foto di Nilsson sono state intensamente politicizzate, specialmente negli Stati Uniti negli anni ’70.


Scienza, Etica e Politica

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Ma Nilsson stava lavorando in Svezia e non era a conoscenza delle forti reazioni che le sue immagini stavano causando all’estero.

Fu solo durante un viaggio a Londra negli anni ottanta, quando Nilsson vide le sue immagini plagiate stampate su manifesti durante una protesta contro l’aborto, che si rese conto di come venivano usate. Rimase, ricorda Fjellström, profondamente scioccato. Dopo aver visto ciò, Nilsson su rifiutò di consentire di pubblicare nuovamente le fotografie. “Lennart non era una persona politicizzata“, afferma Fjellström, anche se ciò non ha impedito che le immagini venissero sfruttate da attivisti nella propaganda anti-aborto, più recentemente in Irlanda e negli Stati Uniti, con le richieste che continuano ad arrivare.


Immagini di incredibile bellezza

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Ricevo e-mail ogni settimana“, afferma Fjellström. “Ma restiamo neutrali. Il materiale non è stato realizzato a tale scopo e deve essere rispettato.

Tuttavia, Nilsson tornò alle immagini poco prima della sua morte nel 2017, all’età di 94 anni. Le dispose in una serie definitiva in bianco e nero, in modo che i musei e le collezioni pubbliche potessero accedervi e mostrarle dopo la sua morte. Dovevano essere la sua eredità. La selezione per “Paris Photo“, che ha dato agli scatti un palcoscenico internazionale, è stata messa insieme da Fjellström e Jan Stene, direttore di “Stene Projects“, una galleria di Stoccolma.


Quieta bellezza, forte richiamo emotivo

Le immagini hanno suscitato scalpore a Parigi ed è facile capire perché: la loro quieta bellezza ha un forte richiamo emotivo. Stene afferma che “Nilsson voleva rendere visibile l’invisibile, e mostrarci lo straordinario viaggio che facciamo tutti, un viaggio che unisce tutti gli umani. Egli voleva darci l’opportunità di guardarci dentro, di scoprire immagini che ci definiscono come umanità.

Nilsson, afferma Fjellström, era “una persona molto riservata” che di solito lavorava da solo. Non è chiaro come catturare queste immagini lo abbia influenzato psicologicamente.


nella psicologia del fotografo

‘Egli rimase meravigliato da ciò che vide’ … Feto di 13 settimane (Spaceman). Fotografia: Lennart Nilsson

Penso che abbia capito che il problema era complicato“, afferma la figliastra. “Ma come la maggior parte dei giornalisti, egli era concentrato su ciò che voleva. So che è stato sorpreso da ciò che ha visto e ha voluto rivelare quanto sia straordinario il nostro viaggio comune.

Stene accetta che le immagini abbiano diviso l’opinione pubblica sulla questione polemica di quando inizia la vita, ma dice: “Tutti interpretano le immagini in modo diverso, a seconda del loro background sociale, culturale e religioso. Nell’era digitale, credo che sia più importante che mai tornare indietro e dare un’occhiata dentro di noi. Quale modo migliore di farlo se non con queste foto?

L’anno scorso, sottolinea Stene, è stata pubblicata la prima fotografia in assoluto di un buco nero. “Per me“, dice, “guardare quella foto e guardare una delle foto del feto sono la stessa cosa. Dopotutto, cosa sappiamo veramente dell’origine dell’umanità e dell’universo?


il saggio fotografico su ‘life’

Feto di 20 settimane. Foto di Lennart Nilsson.

Quando LIFE pubblicò il saggio fotografico di Lennart Nilsson “Drama of Life Before Birth” nel 1965, l’edizione fu così popolare che si esaurì in pochi giorni. E per una buona ragione. Le immagini di Nilsson hanno rivelato pubblicamente per la prima volta che aspetto ha un feto in via di sviluppo, e nel processo hanno sollevato nuove domande su quando inizia la vita. Nella storia di accompagnamento, LIFE ha spiegato che tutti i feti tranne uno sono stati fotografati fuori dall’utero e sono stati rimossi – o abortiti – “per una serie di ragioni mediche“. Nilsson aveva stretto un accordo con un ospedale a Stoccolma, i cui medici lo chiamava ogni volta che un feto era disponibile per la fotografia. Lì, in una stanza dedicata con luci e lenti appositamente progettate per il progetto, Nilsson sistemò i feti in modo che sembrassero galleggiare come nell’utero.


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