Dal cadavere alla paziente: il racconto del primo intervento di trapianto di un organo da umano ad umano

DAL CADAVERE ALLA PAZIENTE: IL RACCONTO DELLA PRIMO INTERVENTO DI TRAPIANTO DA UMANO AD UMANO.

L’operazione fu eseguita il 3 aprile 1933 dal chirurgo ucraino   Yurii Voronoy (1895-1961) ed il suo team (vedi nella foto). Il rene di un paziente morto per trauma cranico da 6 ore fu innestato nella coscia di una donna che aveva tentato il suicidio ingerendo mercurio. La paziente trapiantata si trovò ad avere quindi 3 reni. In un articolo pubblicato sulla rivista spagnola El Siglo Medico, Voronoy descrive la sua operazione pionieristica.


il racconto di voronoy

‘Sotto anestesia locale (soluzione novocaina) fu eseguita nell’area della parte ventro-mediale della coscia destra in considerazione della supposta localizzazione dei vasi sanguigni.
Un’area della forma di due lingue fu tagliata in modo che la base di ogni parte di cute fosse rivolta verso l’altra (lunghezza 8 cm, larghezza 5 cm). Inoltre, l’arteria e la vena femorale furono preparate sotto l’arteria profunda femoris e sopra il canale di Hunter (canalis femoralis). In quell’area furono trovate molte collaterali. Dopo, la ferita fu coperta con compresse umide. A questo punto iniziò l’espianto del rene cadaverico, circa 6 ore dopo la morte del paziente. Qui, dopo laparotomia e ligatura dell’arteria renale e della vena renale oltre che dell’uretere, venne preparato il rene destro insieme alla capsula. L’organo venne posizionato nella ferita della ricevente. …
Poi, dopo aver messo i forcipi vasali sulla vena e l’arteria femorale, e dopo arteriotomia e sezione venosa, l’anastomosi dei vasi fu eseguita secondo il metodo di Carrel con qualche piccola variazione. L’uretere venne inserito attraverso un’apertura nella coscia e la sua terminazione fu fissata attraverso una sutura della forza 2. Subito dopo il rilascio della circolazione sanguigna, iniziò un sanguinamento capillare nella parte visibile dell’uretere e della capsula renale, il che significa un appropriata perfusione dell’organo. Inoltre, si poterono osservare una peristalsi dell’uretere e il flusso di poche gocce di urine. Nonostante l’appropriata pulsazione dell’arteria renale, la scarsa produzione dell’urina si stoppò alla fine dell’operazione. Comunque, ciò non era motivo di preoccupazione dal momento che abbiamo osservato questo genere di fenomeno prima nella sperimentazione con animali (cani da laboratorio), che durava oltre un giorno. …
L’operazione fu finita dopo che il rene trapiantato venne coperto con lembi cutanei (sutura standard) e venne posizionato un drenaggio. Durante l’operazione, la condizione della paziente non cambiò. Cosa importante, non vi fu apparentemente alcuna reazione anafilattica o intossicazione.”

Due giorni dopo l’intervento la paziente morì, mentre la produzione di urina dal rene trapiantato si era stoppata subito dopo l’operazione.


all’autopsia

L’allotrapianto era aderente alla cavità preformata senza l’esistenza di pus. Nell’area dei poli dei reni c’erano ematomi irrilevanti. La pelvi renale conteneva una secrezione sanguinolenta e i vasi nell’area delle anastomosi erano porosi. L’esame microscopico dell’allotrapianto mostrava  glomeruli leggermente ingranditi, la cui superficie era aderente alla capsula di Bowman, e ripieni di masse di fibrina. … Inoltre, nei vasi efferenti dei glomeruli, sono stati ritrovati singoli globuli rossi. …

La valutazione istologica dei reni del paziente ha mostrato glomeruli con un endotelio edematoso …

In sintesi, con i risultati dell’autopsia in mano, si può diagnosticare che gli organi più colpiti dall’intossicazione erano i reni della stessa paziente.


vedi:
  • Surgeon Yurii Voronoy (1895–1961) – a pioneer in the history of clinical transplantation: in Memoriam at the 75th Anniversary of the First Human Kidney Transplantation
    di Edouard Matevossian ed al.

 

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