Correzione della frattura di braccio secondo Ippocrate

MILLENNI DI ORTOPEDIA NELLA MEDICINA ANTICA: CORREZIONE DELLA FRATTURA DI BRACCIO SECONDO IPPOCRATE.

Frattura del braccio:
Se il medico, avendo esteso il braccio, applica il bendaggio in questa posizione, la carne muscolosa del braccio si troverà nell’estensione sotto lo strumento; dopo che il ferito così medicato avrà curvato il gomito, la carne muscolosa del braccio prenderà un’altra posizione.
L’estensione più naturale del braccio è dunque la seguente: prendete un legno lungo un cubito, o un po’ più corto, simile al manico di una vanga, tenetelo in sospensione legato alle due estremità, il ferito stando assiso su una sedia alta, il suo braccio sarà portato al di sopra del legno, che sarà messo nell’ascella e tenuto abbastanza alto affinché il ferito possa rimanere assiso e sia quasi sollevato. Dopo, si apporterà un’altra seggiola, su cui si posizionerà uno o più cuscini di cuoio, in modo da tenere ad un’altezza conveniente il gomito piegato ad angolo dritto …
il medico, in piedi, manovrerà, avendo un piede su qualcosa un po’ elevata, e riducendo l’osso con la faccia palmare delle mani; e la ridurrà senza pena; poiché questo modo di riduzione è buono, se viene messo in opera in maniera convenevole … L’omero si consolida in quaranta giorni circa.”

[tratto dalla traduzione ottocentesca dello studioso francese Emile Littrè dell’opera di ippocratica “Sulle Fratture” risalente al quinto secolo a.c. circa; l’immagine è del medico italiano del cinquecento Vidius Vidi]

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