Alcune considerazioni sulle politiche cinesi di chiusura anti-covid a Shangai

Alcune considerazioni sulle politiche cinesi di chiusura anti-covid a Shangai

Dopo due anni di pandemia continua la politica sanitaria cinese del lockdown.
A Shangai, città di quasi 30 milioni di abitanti, l’arrivo di omicron ha portato le autorità ad imporre una chiusura totale della regione. Dalle poche notizie che arrivano dalla Cina si parla di costruzioni di nuovi ospedali, ma soprattutto di milioni di persone chiuse in casa in preda all’impossibilità di rifornirsi di cibo.
La variante omicron è molto più contagiosa del ceppo originario di Wuhan e quindi la politica di chiusura ‘Zero Covid‘ sembra essere destinata a fallire clamorosamente.
I cinesi in questi due anni non si sono aperti al mondo scientifico avanzato, hanno prodotto vaccini scadenti che a loro non sono serviti a granché e che hanno anche cercato di rifilare a mezzo mondo.
In Italia, non pratichiamo più chiusure da quasi un anno e la politica vaccinale, corroborata dal green pass, sta permettendo gradualmente (nuove eventuali varianti permettendo) il ritorno ad una completa libera vita sociale.
Quelli che continuano a blaterare di dittatura sanitaria meriterebbero un biglietto di sola andata per Shanghai.
I cinesi stanno sbagliando clamorosamente: troppa fiducia nella dittatura e troppo poca nella scienza. Rischiano davvero di pagare salatissimamente questo conto, e la cosa tutto sommato non sarebbe male. Il sapore della libertà gli farebbe davvero bene. Ma se preferiscono la dittatura e l’antiscienza, che dire? ‘No Pfizer, No Party!’.


articolo del dott. Concetto De Luca


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.