Breve descrizione della peste di Giustiniano

BREVE DESCRIZIONE DELLA PESTE DI GIUSTINIANO

Ella si manifestò dapprima in oriente nel 541. Trasse origini secondo alcuni dall’Etiopia … e di dove si propagò ben presto per la Palestina e le altre regioni ancora. Ella attaccò tutti senza riguardo d’età, sesso o maniera di vivere; e regnò con la stessa violenza in ogni clima. … In certi paesi sopravvisse soltanto la metà degli abitanti. In Italia cessò ogni commercio, ogni mestiere; le greggi vagavano per la campagna senza pastori; si spopolarono città intere … Il disastro non era meno atroce a Costantinopoli, poiché morivano dai quattro ai diecimila individui al giorno. … Il sommo pericolo e l’oscurità delle cause fece sì che si ascrivesse la malattia a effetto immediato del divino volere; e perciò si moltiplicarono i giorni festivi, si ridusse la solennità pasquale a sei giorni e si istituirono nuovi monasteri al fine di placare lo sdegno di Dio. …
Costernazione, timidezza e disperazione ne erano i primi sintomi. Gli ammalati si immaginavano di avere continuamente dinnanzi a sé dei fantasmi. … Il male, con questa incessante angustia prendeva nuovo vigore; e gli infermi di rado lo superavano ma morivano nel secondo o terzo giorno. In alcuni la febbre si mostrava dapprincipio benigna, … in capo però ad alcune ore, ovvero nel giorno seguente, si gonfiavano le ghiandole inguinali, ascellari o le parotidi. Taluni cadevano in un profondo letargo e perdevano interamente la memoria, altri deliravano o erravano furibondi per le campagne aperte. … I bubboni dopo atrocissimi dolori passavano prontamente in gangrena. Talvolta comparivano delle macchie nere su tutto il corpo, e tali malati uscivano di vita per lo più in capo ad un’ora. Parecchi soccombevano sotto una violenta ematemesi. … Nessun medico poteva vantarsi di presagire il vero esito della malattia, dal momento che si riavevano certuni che si dichiaravano perduti. … La veemenza dell’epidemia involava tutte le gravide, eccettuatene tre, della cui guarigione si ricorda Procopio. L’unico mezzo del quale si serviva la natura per terminare la malattia era la buona suppurazione dei bubboni e delle altre tumefazioni ghiandolari. Dopo la guarigione rimaneva sovente una paralisi della lingua.


tratto da:
  • Storia Prammatica della Medicina” di K. Sprengel, sulla base dei racconti di Procopio di Cesarea”

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